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venerdì 10 settembre 2021

LETTERA 437- AGOSTO 1880: COME LAVORA

 




437 

A K.P. Pobedonoscev 

16 agosto 1880, Staraja Russa

Staraja Russa 16 agosto/80.

Stimatissimo e gentilissimo Konstantin Petrovič. Vi ringrazio di tutto cuore per la Vostra gentile, magnifica e incoraggiante lettera. Dico proprio incoraggiante perché come uomo ho sempre bisogno dell'incoraggiamento di coloro nei quali ho fiducia, e di cui stimo profon damente l'intelletto e le idee. Ogni volta che scrivo qualcosa e la mando in stampa, mi sembra di cadere in uno stato febbrile. Non che non creda in quello che scrivo, ma c'è sempre una domanda che mi angoscia: come la prenderanno? Avranno intenzione di cogliere l'essenza della questione? Non farò più danno che bene a pubblicare le mie più recondite convinzio ni? Tanto più che sono sempre costretto a esprimere certe idee soltanto per sommi capi, quando invece richiederebbero un maggiore sviluppo e argo mentazioni. Il parere di persone come Voi mi è perciò di grande supporto.


Significa che non ho sbagliato tutto, significa che mi hanno capito coloro dei quali ho a cuore l'intelletto e il giudizio spassionato, e perciò la fatica non è stata vana.

Ve lo dico con franchezza: sto per terminare i Karamazov. Quest'ulti ma parte, lo vedo e sento da me, è così originale e diversa da come scrivo no gli altri, che non mi aspetto alcuna approvazione da parte della nostra critica. Il pubblico, i lettori sono un'altra storia: mi hanno sempre sostenu to. Vi sarei estremamente riconoscente se poneste attenzione a quanto ver rà pubblicato nel fascicolo di agosto di Russkij vestnik (che al momento è ancora in fase di stampa) e poi di settembre, in cui terminerà la 4ª e ultima parte dei Karamazov. Nel libro di settembre ci sarà il processo, procuratori e avvocati - tutto verrà presentato sotto una luce particolare.

Rompendo gli indugi, ho deciso che il prossimo anno pubblicherò il Diario di uno scrittore. L'«unico fascicolo di quest'anno» ha avuto un suc cesso inconfutabile di pubblico: in tre giorni sono andate a ruba 3000 copie nella sola Pietroburgo, e io ne ho stampate in tutto 4200 copie. Mi sa che mi toccherà fare una ristampa. Mia moglie mi ha riferito con quale gentilez za l'avete accolta. Vi ringrazio per avermi spedito il «Diario di Varsavia».9 alla fin fine Leont'ev è un po' un eretico - non trovate? A ogni modo Ve ne parlerò di persona quando mi trasferirò a Pietroburgo alla fine di settem bre, nei suoi giudizi ci sono molte curiosità. Vogliate accettare, stimatissi mo Konstantin Petrovič, non solo l'attestato dei miei più sinceri sentimenti, ma della profonda e splendente speranza del bene che tutti, e non io solo, ci

attendiamo dalla Vostra nuova bellissima attività. Il Vostro seguace e ammiratore

F. Dostoevskij.

1880-1881

1327

LETTERE 439/440- AGOSTO 1880: LIBRO DODICESIMO






439 A I.S. Aksakov 28 agosto 1880, Staraja Russa

Staraja Russa. 28 agosto/80.

Caro e stimatissimo Ivan Sergeevič, .......

 Non ci crederete fino a che punto sono occupato, giorno e notte, come ai lavori forzati! E cioè: sto terminando i Karamazov, di conseguenza, sto tirando le fila dell'opera, a cui - io, almeno - tengo molto, perché ci ho messo molto di me e di mio. Lavoro già per indole nervosamente, in preda all'ansia e all'agitazione. Quando il lavoro è intenso, mi ammalo anche fisicamente. Ora si tirano le fila di quello che è stato rimuginato, costruito, annotato per 3 anni. Bisogna farlo bene, almeno per quanto ne sono capace. Lavorare per soldi e pure in fretta e furia non lo capisco proprio. È però venuto il momen to di chiudere senza tirarla per le lunghe. Che ci crediate o no, nonostante lo stia scrivendo da tre anni, faccio un capitolo, poi lo scarto, poi lo riscrivo an cora e ancora. Soltanto i passaggi più ispirati vengono in una volta sola, d'un fiato, il resto è un lavoro estenuante. Ecco perché ora, al momento, nonostante l'ardente desideri non posso scrivervi.....



 440 

A N.A. Ljubimov 8 settembre 1880, Staraja Russa

Staraja Russa. 8 settembre/80.

Egregio signore stimatissimo Nikolaj Alekseevič, per quanto mi sia sforzato di terminare e mandarvi il dodicesimo e ultimo libro dei Karamazov per stamparlo tutto in una volta, mi sono reso con to alla fine che non mi è possibile. L'ho interrotto in un punto in cui il rac conto può, in effetti, assomigliare a qualcosa di concluso (anche se, forse, non così spettacolare), e la trama, tra l'altro, è temporaneamente interrot ta. È «Il processo». Non penso di aver commesso degli errori tecnici nel racconto: quand'ero ancora a Pietroburgo, avevo consultato in via precau zionale due procuratori. Ho interrotto il racconto all'intervallo, prima dei «Dibattimenti giudiziari». 


Restano i discorsi del procuratore e dell'avvoca to difensore e qui bisogna dare il meglio, tanto più che sia l'avvocato sia il procuratore sono, in parte, tipi presenti nei tribunali di oggi (anche se non mi sono ispirato a qualcuno in particolare), con il loro liberalismo, la lo ro moralità e la concezione del proprio compito. In questo momento mi sto dedicando proprio a questi due discorsi che, insieme alla <<sentenza»>, concludono l'ultima, dodicesima, parte del romanzo. 

Resta l'«Epilogo», di 1 foglio e 1/2. Ma ho la ferma intenzione e il desiderio di terminare e dare in stampa la fine della 4ª parte insieme all'«Epilogo».0¹ Finirà nel fascicolo di ottobre di Russkij vestnik, per adesso invio, per quello di settembre, sol tanto una parte del dodicesimo libro (la più lunga, in effetti), 5 capitoli. Sa rà all'incirca di 3 fogli (due-tre pagine in meno). Vi prego di mandarmi in tempo, come la volta scorsa, le bozze. Sono qui, a Staraja Russa almeno fi no al 25 settembre. È un'estate favolosa. Porgete i miei più sentiti omaggi a Vostra moglie, mia moglie Vi saluta di tutto cuore e Vi augura ogni bene. Il mio profondo rispetto e omaggio a Michail Nikiforovič.

Vogliate accettare, stimatissimo e caro Nikolaj Alekseevič, la viva espressione della mia sincerissima e profonda devozione. Vostro devoto

F. Dostoevskij.

LETTERA 447 - NOVEMBRE 1880: IL ROMANZO E' FINITO!





447

8 NOVEMBRE 1880

EGREGIO SIGNORE STIMATISSIMO  LJUBIMOV

invio l'Epilogo finale dei Karamzov col quale si chiude anche il romanzo. Sono in tutto 31 mezzi

fogli di formato postale e, se non erro, non più di 1 foglio e 3/4 del forma to di Russkij vestnik.

Vi prego con particolare insistenza di mandarmi le bozze in 2 copie (e non una). La seconda copia mi serve assolutamente per le prossime lettu re pubbliche alla fine di novembre (dopo il 20). Ho già letto e riletto quan to avevo scritto, questo è nuovo. Leggerò l'ultimo capitolo: i funerali di Iljušečka e il discorso di Alëša ai ragazzini. So per esperienza che questi brani sortiscono un certo effetto alle serate.

Il romanzo è dunque finito! Ci ho lavorato per tre anni, l'ho pubblica to in due: è un momento per me memorabile. Voglio farlo uscire in volume per Natale. È incredibilmente richiesto, qui e dai librai sparsi per la Russia; mi stanno già mandando i soldi.

Questo non è un addio. Ho infatti intenzione di vivere e scrivere per al tri 20 anni. Non serbatemi rancore.

Avrei voluto fare un viaggetto a Mosca, una volta terminati i Karamazov, ma a quanto pare non riesco. Vi stringo forte la mano e Vi ringrazio per la Vostra disponibilità. E aggiungerei, anche per le bacchettate redazionali: a volte sono essenziali.

Il Vostro ultimo numero è sorprendente. Continueranno gli articoli <<Controcorrente»? Qui sono stati molto notati. Se poteste pubblicarli a novembre e dicembre! Credetemi, servono come il pane, il successo è garantito.

I miei più sentiti rispetti alla Vostra stimatissima moglie. Siate genti le, porgete il mio sincero omaggio allo stimatissimo Michail Nikiforovič. Mia moglie Vi manda il suo sentito omaggio. Vogliate accettare l'attestato della mia sincera e imperitura dedizione.

Tutto Vostro F. Dostoevskij.

LETTERE 370-374-382/ESTATE1879: LIBRO QUINTO - LIBRO SESTO

 

370 


A N.A. Ljubimov 11 giugno 1879, Staraja Russa

Staraja Russa. 11 giugno/79.

Egregio Signore, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, l'altro ieri ho spedito alla redazione di Russkij vestnik il seguito dei Karamazov per il numero di giugno (la fine del quinto capitolo «Pro et contra»).²5 

Con esso ho terminato «<le parole arroganti e bestemmie proferite da una bocca». 

 Il rinnegatore contemporaneo, uno dei più accaniti, si crede di essere colui che il diavolo gli suggerisce di essere e ribadisce che, per la felicità degli uomini, questa è cosa più giusta di Cristo. Un'indicazione per il nostro stupido socialismo russo (ma terribile, perché comprende i giovani) e, par rebbe, anche di quelle energiche: il pane, la Torre di Babele (ovvero il futu ro regno del socialismo) e il totale asservimento del libero arbitrio: a questo approdano il rinnegatore disperato e l'ateo! La differenza è che i nostri so cialisti (e non sono soltanto la gentaglia nichilista in clandestinità - e Voi lo sapete bene) sono degli ipocriti e dei bugiardi consapevoli, che non vo gliono ammettere che il loro ideale è l'ideale della violenza sulla coscienza umana e la riduzione dell'umanità a un branco di porci, mentre il mio so cialista (Ivan Karamazov) è un uomo sincero che confessa apertamente di essere d'accordo con la visione che ha il «Grande Inquisitore» dell'umani tà e che la fede in Cristo ha (avrebbe) elevato l'uomo ben più in alto di dove effettivamente sta. La domanda s'impone diretta: «Voi disprezzate l'uma nità o la stimate, voi, i suoi futuri salvatori?»>.

E tutto questo avverrebbe in nome dell'amore per l'umanità: «Dura è la legge di Cristo e astratta, impraticabile per i deboli» e al posto della legge della Libertà e della Cultura portano loro la legge delle catene e della sot tomissione al solo pane.

Nel prossimo libro avrà luogo la morte dello starec Zosima e i suoi ultimi dialoghi con gli amici. Non è una predica, ma una sorta di narrazione, un racconto della propria vita. Se mi riuscirà avrò fatto una buona azione: costringerò a riconoscere che il cristiano puro, ideale, non è un'astrazione, ma una cosa metaforicamente reale, possibile, imminente, e che la cristia nità è l'unico rifugio della Terra Russa da tutti i suoi mali. 

Prego Dio di farcela, sarà una cosa intensa, purché mi basti l'ispirazione. L'essenziale è che il tema è di quelli che non sarebbe neppure venuto in mente agli scrittori e poeti di oggi, dunque, del tutto originale. È per esso che scrivo il romanzo, purché ci riesca, ecco che cosa mi turba! Spedirò per il numero di luglio, sempre il 10 luglio, non oltre. Ce la metterò tutta.

Ho ricevuto la Vostra lettera, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, a propo sito dell'invio di denaro e attendo con impazienza i mille rubli promessi. Mi trovo quasi al verde e preferirei non indebitarmi. Perciò Vi scongiuro di mandarmi questi mille rubli il prima possibile, se potete, senza indugi, per ché mi servono urgentemente.

Dove si trova Michail Nikiforovič, a Mosca o nella tenuta? E come va la sua salute? Porgetegli i miei più calorosi saluti e omaggi.


374


A N.A. Ljubimov 8 luglio 1879, Staraja Russa

Staraja Russa. 8 luglio/79.

Egregio signore, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, Ritengo di vitale importanza informarVi della mia situazione e chiedo la Vostra cortese attenzione.

Per problemi di salute mi hanno urgentemente prescritto di andare a Ems per 6 settimane di cure. Ho fatto richiesta per il passaporto da qui, da Staraja Russa, e siccome sono un ex detenuto e ogni volta ricevo il passa porto per l'estero seguendo un (lento) iter a parte, spero 15-20 luglio. di riceverlo per il

Tornerò a Staraja Russa alla fine di agosto. Il viaggio non intralcerà il lavoro, anzi, a Ems, nella più totale solitudine, sarò ancora più libero, ma di questo - dopo.

La cosa che mi preme è che per il corrente mese (per il fascicolo 7, di lu glio) Vi pregherei di non chiedermi il seguito dei Karamazov. 

È quasi pron to e con qualche sforzo potrei spedirvelo entro il mese. 

Ma la cosa che mi preme è che considero questo libro sesto («Pater Seraphicus, La morte del lo starec»>) il punto culminante del romanzo, e perciò sarebbe preferibile rifinirlo al meglio, rivederlo e limarlo ancora una volta; lo porterò con me a Ems e da Ems lo spedirò alla redazione di Russkij vestnik non più tardi (cascasse il mondo) del 10-12 del prossimo agosto, nel senso che per quel la data sarà già in redazione.4¹ In tal modo apparirà su Russkij vestnik il 31 agosto (3 fogli di stampa). 

Quindi a settembre e ottobre seguirà il libro settimo (2 fogli e 1/2 per ogni mese, anticipo che sarà spettacolare) e con questo settimo libro terminerà la seconda parte del romanzo I fratelli Ka ramazov.

Ed eccoci al punto fondamentale! Nel romanzo c'è ancora una terza parte (per numero di fogli non così ampia come la seconda, ma delle stesse dimensioni della prima). 

 Terminarla quest'anno è fuori discussione. Non avevo fatto i conti, mettendomi a scrivere, con le mie forze fisiche. Inol tre ora lavoro molto più lentamente e, infine, sono molto più severo con quest'opera rispetto a tutte le precedenti: voglio finirla bene, vi è al suo in terno un'idea che vorrei portare a conclusione nel modo più chiaro possibi le. 

C'è il giudizio, il tormento e lo sviluppo di uno dei personaggi principali, Ivan Karamazov. 

Per farla breve, reputo mio dovere comunicarvi e pro porre l'approvazione di quanto segue. Dopo la fine della seconda parte (nel numero di ottobre) mi fermerò fino al prossimo anno, fino a gennaio, 

e la terza parte uscirà nel numero di gennaio. 

La terza parte (di 10 o 11 fogli) sarà conclusa - e con lei il romanzo a gennaio, febbraio e marzo (non più in là), se non addirittura tra gennaio e febbraio. 

Per fare in modo che i giornali (dei feuilleton) non accusino la redazione di Russkij vestnik (come è successo con Anna Karenina) di prolungare intenzionalmente il romanzo per più anni, nel numero di ottobre di quest'anno, ovvero con la fine del la seconda parte, Vi manderò una lettera da me firmata perché venga pubblicata su quel numero, nella quale porgo le mie scuse per non aver potuto terminare il lavoro entro l'anno per problemi di salute e che l'unico colpe vole di fronte ai lettori sono io. La lettera verrà sottoposta in via prelimi nare al Vostro giudizio.



42 Nel corso della stesura Dostoevskij modificò la struttura dell'opera: la seconda parte termina con il libro sesto e il romanzo finale si compone di quattro parti, e non tre. 

43 L'epilogo dei Fratelli Karamazov comparve sul numero di novembre del 1880 di Russkij vestnik.

.....................................................

41 Dostoevskij spedì il libro sesto da Ems il 7 agosto, il testo apparve sul fascicolo di agosto di Russkij vestnik.



382 

A N.A. Ljubimov 7 (19) agosto 1879, Ems

Ems. 7/19 agosto/79.

Egregio signore, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, 

con la presente mi affretto a inviarvi il libro sesto dei Karamazov, tutto, per la pubblicazione sull'ottavo fascicolo (di agosto) di Russkij vestnik. Ho in titolato questo libro «Un monaco russo», è un titolo audace e provocatorio, tutti i critici che non ci amano si metteranno a strepitare: «È questo il monaco russo, come osa metterlo su un piedistallo simile?». Se urlano, tanto meglio, no? (Ah, come sono certo che non si tratterranno.) Ritengo invece di non aver commesso peccato di fronte alla realtà: è giusto non solo come ideale, ma lo è anche come realtà.

L'unica cosa che non so è se ci sono riuscito. Io stesso ritengo di non es sere riuscito a esprimere una decima parte di quanto volevo. Considero tuttavia il libro sesto il punto culminante del romanzo. Va da sé che mol ti insegnamenti del mio starec Zosima (o, a essere più precisi, il modo di esprimerli) appartengono alla sua figura, cioè alla sua raffigurazione arti stica. Pur avendo le stesse identiche idee che lui esprime, se le avessi espres se in prima persona, da parte mia, lo avrei fatto in un'altra forma e con un altro linguaggio. Egli invece non poteva esprimersi né in un altro linguag gio, né in un altro spirito, diverso da quello che gli ho attribuito. Altrimenti non avrei creato una figura artistica. Le riflessioni dello starec riguardano, per esempio: che cos'è un monaco, oppure i servi e i signori, o ancora se si può essere giudici di un'altra persona ecc. Mi sono ispirato alle figure degli antichi monaci e dei santi russi: una profonda mitezza unita a speranze im mense, candide, sul futuro della Russia, sulla sua missione morale e persi no politica. In fondo, san Sergio, i metropoliti Pëtr e Aleksej non avevano forse sempre in mente, in questo senso, la Russia?

Vi chiedo in via eccezionale (Vi prego), stimatissimo Nikolaj Alekseevič, di affidare le bozze a un bravo correttore, non potendo io stesso corregge re, data la mia assenza. Chiedo soprattutto di fare particolare attenzione alle correzioni dal 10mo al 17esimo mezzo foglio incluso (il capitoletto in titolato «<Delle Sacre Scritture nella vita di padre Zosima»). 

È un capitolo esaltante e poetico, il modello è tratto da alcuni insegnamenti di Tichon di Zadonsk, mentre il candore dell'esposizione è preso dal libro delle pere grinazioni del monaco Parfenij. Date un'occhiata Voi stesso, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, fatelo come farebbe un padre! Una volta che le bozze di tutto il libro saranno state esaminate, comunicatelo a Michail Nikiforovič. Mi piacerebbe molto che lo leggesse e desse il suo parere, poiché il suo parere mi sta molto a cuore.

Spero che in questo libro non troviate niente da eliminare o da correg gere in veste di redattore, nemmeno una parolina, lo garantisco.

Vi prego anche di mantenere tutte le divisioni in capitoli e sottocapitoli che ho messo io. Qui entra in scena nel romanzo, per così dire, un manoscritto sconosciuto (le parole di Aleksej Karamazov) ed è chiaro che que sto manoscritto è fatto da Aleksej Karamazov di suo pugno. Qui inserisco un N.B. di lamentele: nel numero di giugno, nel capitolo «Il grande inqui sitore» non solo non sono state rispettate le mie divisioni, ma addirittura stato stampato tutto di seguito, 10 pagine di fila, senza nemmeno anda re a capo. La cosa mi ha molto amareggiato e porto alla Vostra attenzione la mia lamentela spassionata.

Vi manderò senza ritardi, entro il 10 settembre, già da Staraja Russa, il prossimo libro, il settimo, intitolato: «Grušenka» con il quale termina quest'anno la seconda parte dei Karamazov. Questo libro settimo è pensato per 2 numeri di Russkij vestnik, quello di settembre e di ottobre. 

Questo libro sarà in tutto di circa 4 fogli, quindi per settembre verranno non più di 2 fogli, ma che fare? In questo libro ci sono due episodi separati, come fos sero due racconti distinti. 

In compenso, con la fine della seconda parte, lo spirito e il senso del romanzo saranno perfettamente compiuti. Se non succederà, mia sarà la colpa, di artista. 

Rimando la terza parte del romanzo (il numero di fogli non è superiore a quello della prima parte), come Vi ave vo già scritto, al prossimo anno

La salute, la salute si è messa di mezzo! La seconda parte risulterà pertanto sproporzionata per lunghezza. Ma non si poteva fare altrimenti, è andata così.

Vi porgo i miei più sentiti ringraziamenti per aver esaudito la mia ri chiesta sull'ordine di invio del denaro a mia moglie a Staraja Russa, di cui ella mi ha già informato.

Ne approfitto per un'altra richiesta: non dimenticatevi, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, di ordinare per tempo la spedizione del numero di agosto a Staraja Russa! Tornerò a casa proprio nei giorni della sua pubblicazione. Vogliate accettare l'attestato della mia profondissima e sincera stima.

Il Vostro eternamente devoto

Fëdor Dostoevskij

Nel libro sesto che Vi sto inviando, «Un monaco russo», ci sono in tutto: 53 mezzi fogli di formato postale.







LETTERE 406-409-411: APRILE 1880 LIBRO X RAGAZZI

 






DALLA LETTERA  406

A N.A. Ljubimov , San Pietroburgo

9 APRILE 1880



Qui sta per svolgersi (nella Settimana Santa) una lettura a favore della Società slava di beneficienza e mi chiedono di leggere qualcosa del numero di aprile dei Karamazov che il pubblico non conosce ancora. Si può fare, e potrei legge re qualcosina con i dovuti tagli. Per questo motivo mi serve ora un impa ginato in più.

C'è un'altra circostanza che mi crea un minimo disagio: il fatto che in questo libro, «<I ragazzi», si faccia riferimento al preginnasio. Ma quan do Vi avevo già spedito il manoscritto, mi sono di colpo accorto che tutti i miei ragazzi indossano abiti comuni. Mi sono informato dagli esperti lo cali e mi hanno detto che 13 anni fa (l'epoca in cui si svolge il mio roman zo) i ginnasiali avevano in effetti un'uniforme, anche se non quella di oggi. Le classi preparatorie invece (soprattutto se c'erano figli di genitori pove ri) potevano indossare abiti propri. I cappottini erano i più vari, così come i berretti. È davvero così? Forse in bozza bisognerà cambiare qualcosa sui vestiti. Se serve, fate una riga di appunto in alto sul 1° foglio delle bozze e cambierò quel che posso. Se invece non è così necessario, andrà bene com'è.

Vi prego di esaudire entrambe le mie richieste. Spero che questa mia let tera non arrivi troppo tardi.


lettera 409

A N.A. Ljubimov 

13 aprile 1880, San Pietroburgo


... sono contento che i miei ragazzi vi siano piaciuti



DALLA LETTERA 411

A N.A. Ljubimov 

29 APRILE 1880, San Pietroburgo

Per quanto mi sia sforzato, non riesco di nuovo a consegnare niente il numero di maggio (il prossimo) di Russkij vestnik. 

Ma tra una setti per mana parto con la famiglia per Staraja Russa e in 3 mesi concluderò tutto il romanzo. In questo modo il seguito potrebbe iniziare (se approvate) dal numero di giugno, la quarta parte terminare in quello di agosto e poi per il numero di settembre ci sarà ancora una conclusione, di un foglio e 1/2 di stampa (qualche parola sul destino dei personaggi e una scena a parte: i fu nerali di Iljuša e l'orazione funebre di Aleksej Karamazov ai ragazzi, nella quale sarà in parte racchiuso il significato dell'intero romanzo).¹ Non ho potuto invece scrivere ora per il numero di maggio, perché non mi lasciano letteralmente scrivere, bisogna andarsene in fretta da Pietroburgo. Anco ra una volta la colpa è dei Karamazov. 

A causa loro mi viene a trovare ogni giorno una folla di persone, tutti che vogliono conoscermi, mi invitano a casa loro, non ci capisco più nulla e scappo da Pietroburgo! Non so Voi, sti matissimo Nikolaj Alekseevič, ma l'uscita del romanzo su Russkij vestnik nei mesi estivi non mi turba; se mai, in estate si legge di più che in inver no. Faccio fatica a scriverVi questa lettera: temo, temo fortemente che Voi e lo stimatissimo Michail Nikiforovič ne possiate dedurre che sto approfit tando della Vostra sconfinata premura nei miei confronti. 

Soltanto oggi ho scoperto da K.P. Pobedonoscev che Michail Nikiforovič si trova a Pietro burgo, e su sua indicazione sono andato a pranzo dal principe Meščerskij nella speranza di incontrare, forse, Michail Nikiforovič, ma una volta là mi hanno detto che era già partito. Altrimenti gli avrei spiegato tutto di persona. Siate così gentile da porgergli i miei più distinti saluti. Se poteste essere così infinitamente cortese, scrivetemi solo: siete arrabbiato con me? (L'in dirizzo è lo stesso di prima, arriverà dovunque mi trovi.) Tra l'altro, sono molto soddisfatto che il libro «Ragazzi» (destinato al numero di aprile) sia staccato dal resto e in sé risolto: il lettore non avrà di che lamentarsi, non è che, di colpo, nel punto più in sospeso ho interrotto e scritto: «Continua...». 

16 In realtà, il seguito dei Fratelli Karamazov apparve sul numero di luglio e il romanzo terminò con il numero di novembre. 17

In realtà la data sulla lettera è il 29.

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LETTERE 396/397: NOVEMBRE-DICEMBRE 1879 LIBRO OTTAVO E NONO

 








396 


A N.A. Ljubimov 16 novembre 1879, San Pietroburgo

Pietroburgo. 16 novembre/79.

Egregio signore, stimatissimo Nikolaj Alekseevič,

  Vi ho mandato ieri il finale del libro ottavo dei Karamazov che, con ogni probabilità, è già stato ricevuto in redazione. Mi scuso ancora una volta per il ritardo. In questo libro ottavo spuntano dal nulla molte nuove figure e bi sognava, ancorché di sfuggita, dare a ciascuno un certo rilievo, perciò il li bro è risultato più grande di quanto avessi pianificato originariamente e ciò mi ha preso anche più tempo del previsto, quindi il ritardo questa volta non me lo aspettavo proprio. Vi scongiuro, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, che le bozze siano impeccabili come lo sono state finora.

Vi avevo scritto che a novembre avrei concluso, fermandomi fino al pros simo anno, ma nel frattempo le circostanze sono cambiate, per cui manderò ancora il libro nono per il fascicolo di dicembre, terminando con esso la terza parte. 

Anche questo libro nono è arrivato di sorpresa e senza preavviso: ori ginariamente infatti volevo limitarmi a una sola indagine giudiziaria, in tri bunale. Ma consultando un avvocato (un grande esperto),87 ho capito di colpo che così facendo un'intera parte del nostro processo penale (il punto dolente del nostro processo penale), di sommo interesse ed estremamente arretrata in Russia, nel romanzo scompariva senza lasciare traccia. Questa parte del pro cesso si chiama <<Istruttoria preliminare», segue le vecchie norme ma con una punta di astrattezza nuova di zecca, esemplificata dai giovani giuristi, inve stigatori giudiziari ecc. Per concludere la parte, dunque, scriverò ancora il li bro nono intitolato «Istruttoria preliminare», che Vi consegnerò a dicembre il prima possibile. 

Delineerò inoltre in modo più incisivo il carattere di Mitja Karamazov: minacciato dal tumulto della sventura e da una falsa accusa, il suo cuore e la sua coscienza si purificano. La sua anima è pronta ad accetta re il castigo non per quanto ha commesso, ma per essere stato così malvagio da potere e volere commettere il delitto del quale sarà ingiustamente incol pato per un errore giudiziario. È un tratto specificatamente russo: finché non sente il tuono, il contadino non si segna. La sua purificazione morale inizia nel momento dell'istruttoria preliminare che andrà a comporre questo no no libro. Ci tengo molto come autore. Una sola incertezza: questo nono libro potrebbe essere in tutto di un foglio e mezzo di stampa. Resta però un libro finito e in sé compiuto." 

Riassumendo, consegnerò il libro nono a dicembre e a quel punto an che la lettera di scuse alla redazione (da pubblicare) per lo slittamento del finale del romanzo all'anno seguente, di cui (della lettera, intendo) Vi ave vo scritto ancora quest'estate. Voglio a tutti i costi pubblicare questa lette ra, ne va della mia coscienza.

In questa lettera ci sarà una noticina finale e cioè: ora si sta svolgendo soltanto la seconda parte del romanzo, che è arrivata a essere di 20 fogli. Originariamente volevo davvero farla in 3 parti soltanto. Suddividendolo però in libri, mi sono dimenticato (o l'ho trascurato) di correggere quan to avevo già pianificato da tempo. Perciò con la lettera invierò in redazione anche una nota, perché questa seconda parte venga contata come due par ti, cioè la seconda e la terza, mentre il prossimo anno verrà pubblicata, di conseguenza, soltanto l'ultima, quarta, parte. In questo modo i libri quar to, quinto e sesto del romanzo compongono la seconda parte, 

mentre i libri settimo, ottavo e nono compongono la terza parte. In tutte e tre le parti ci saranno quindi tre libri ciascuna e quasi dello stesso numero di fogli. Ta le e quale sarà la quarta parte, cioè divisa in 3 libri e tra i 10 e gli undici fo gli. Trovo indispensabile informarvi di tutto questo, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, adesso, ovvero in anticipo. Nel caso ci sia qualche impedimen to, c'è ancora tempo di decidere diversamente. Spero però che non trovia te impedimenti, è una cosa di poco conto.

Nella parte che Vi ho appena mandato compaiono due polacchi che par lano o in perfetto polacco (tra di loro) o in un misto di mezzo russo e mez zo polacco. Le frasi in polacco sono corrette, mentre nel discorso mischiato le parole polacche sono forse un po' azzardate, ma mi pare ci stiano bene. Mi auguro di tutto cuore che le correzioni in questi passaggi dei polacchi siano il più accurate possibile. Mi pare di aver riscritto in maniera chiara.

Ho inserito un aneddoto sul pan Podvysockij - un leggendario aned doto di tutti i giocatorucoli polacchi - grandi bari alle carte. L'ho sentito tre volte in vita mia, in momenti diversi, e da polacchi diversi. Non ini ziano nemmeno una partitina di faraone se non hanno prima raccon tato questo aneddoto. La leggenda risale agli anni '20 del secolo. Viene nominato Podvysockij, un cognome, a quanto pare, noto (nel governato rato di Černigov ci sono dei Podvysockij). Poiché però nell'aneddoto di Podvysockij non si dice niente di offensivo, imbarazzante e nemmeno ridicolo, ho lasciato il vero cognome. Non penso che a qualcuno salti in mente di offendersi e avanzare delle pretese.

Spedisco, quindi, ancora a dicembre. Vogliate accettare, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, la mia più profon da stima.

Vostro devoto F. Dostoevskij.

P.S. Se Podvysockij non va bene si può stampare: Podvisockij - in polac CO ha tutto un altro significato, ma è meglio lasciare «Podvysockij» come l'ho scritto io.

D.

N.B. Il canto che eseguono in coro è stato trascritto da me dal vivo ed è ef fettivamente un esempio di recentissima arte contadina.


87 Si tratta di Adrian Andreevič Štakenšnejder, che Dostoevskij consultò varie volte per la costruzione dei processi e della parte giudiziaria nel romanzo e che defini a più riprese «il mio caro collaboratore». 88 Il libro nono verrà concluso e spedito soltanto il 14 gennaio 1880.



397 


A N.A. Ljubimov 8 dicembre 1879, San Pietroburgo


Egregio signore, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, mi ritrovo, per l'ennesima volta, estremamente colpevole nei Vostri riguar di e in quelli di Russkij vestnik: 

il «libro nono» dei Karamazov, da me così enfaticamente promesso per dicembre, non riesco a spedirvelo a dicem bre. Il motivo è che ho lavorato tanto da ammalarmi, che il tema del libro (l'istruttoria preliminare) si è allungato e complicato, ma soprattutto, so prattutto: questo libro si rivela essere per me uno dei più importanti del romanzo ed esige (lo vedo) un lavoro di cesello, e se con qualche sforzo riuscissi anche a metterlo insieme alla bell'e meglio, nuocerei a me stesso co me scrittore da qui all'eternità. E l'idea del romanzo, che mi è così cara, ne risentirebbe troppo. Il romanzo viene letto ovunque, mi arrivano lette re, lo leggono i giovani, l'alta società, i letterati lo insultano o lo lodano, e a giudicare dalle impressioni raccolte, mai prima d'ora ho raggiunto un si mile successo. Per questo motivo vorrei finire bene il mio lavoro.

Pertanto, se potete, perdonatemi. Vi manderò il libro nono per il nu mero di gennaio. Sarà come minimo di tre fogli, forse 3 e 1/2 (come quello di novembre). Questo libro nono concluderà le tre parti dei Karamazov. Il prossimo anno invece stamperò la quarta parte, a iniziare dal fascicolo di marzo (saltando quindi febbraio). Ho però un bisogno assoluto di questo intervallo. In compenso, poi sarà terminato senza più interruzioni.

Detto questo, non esito a chiedervi, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, di pubblicare in questo prossimo numero di dicembre di Russkij vestnik la mia lettera alla redazione a cui Vi avevo accennato in precedenza. La lette ra Ve la spedirò intorno al 14 dicembre, cioè quel giorno dovreste riceverla. Ho letto almeno tre volte sui giornali delle accuse e insinuazioni rivolte a Russkij vestnik che dilazionerebbe di proposito (per qualche oscura ragio ne) la pubblicazione dei romanzi (di Lev Tolstoj e il mio) in due anni. Nella mia lettera dichiaro invece che sono io l'unico responsabile per aver pro messo di terminare il romanzo in un anno mentre l'ho rimandato al prossi mo e che dalla redazione di Russkij vestnik non ho ricevuto altro, in quanto scrittore, che la più delicata e competente attenzione. (Questo è in risposta ad altre insinuazioni.) Cercherò di scrivere in modo decoroso e convincen te (passerà al Vostro vaglio). Intanto annuncio anche come e quando ho in tenzione di continuare il romanzo. Magari, già che ci sono, dirò anche due parole ai lettori sull'idea del romanzo, ma non lo so ancora: cercherei in generale di non dire troppo. Secondo i miei calcoli, bisogna per forza pub blicare questa lettera nel fascicolo di dicembre, è fondamentale, soprattut to per me, ne va della mia coscienza.

Permettete ora che io, così colpevole nei Vostri confronti, mi rivolga a Voi con una supplica. Sarò completamente senza soldi per le feste e in più devo darne molti e ho dei debiti. Non si potrebbe perciò mandarmi, per le feste, da Achenbach e Kolli un migliaio di rubli? Se si potesse anche un po' di più, per me sarebbe la salvezza, perché ne ho veramente tanto bisogno.

L'ideale sarebbe entro il 20 dicembre! Può darsi che l'ufficio di Achenbach e Kolli dopo sia chiuso. Perdonate l'insistenza, se non ne avessi davvero bi sogno, non Vi disturberei.

Vi ringrazio di tutto cuore per aver soddisfatto così velocemente e di buon grado la mia richiesta circa l'invio di 60 rubli a mia nipote Nina Aleksandrovna Ivanova.⁹0 Mi ha scritto e Vi è profondamente riconoscente. Quindi, ripeto, riceverete entro il 14 dicembre (o prima) la lettera alla redazione da pubblicare.

Porgendo ancora le mie scuse, Vi chiedo, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, di accettare il sincero attestato della più profonda stima e de vozione verso di voi.

Vostro devoto F. Dostoevskij. P.S. Permettetemi anche di ringraziare per l'ottima correzione delle parole polacche nel mio ultimo libro.





LETTERE 391-392-393 SETTEMBRE-OTTOBRE 1879 LIBRO SETTIMO













391 
A N.A. Ljubimov 

8 settembre 1879, Staraja Russa
Staraja Russa 8 settembre/79

Egregio signore, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, sono rientrato a Staraja Russa, ma essendo estenuato per il viaggio ho ri preso il lavoro (per il numero di settembre) soltanto l'altro ieri. 

Vi scrivo ora solo per avvisarvi che sono costretto nella maniera più assoluta a ritar dare, per questo numero, l'invio della continuazione del romanzo, ovvero, in redazione arriverà tutto (per il numero di settembre) non prima del 15 20 settembre (ma nemmeno più tardi). 

Non posso andare troppo di corsa, per quanto lo desideri, poiché devo terminare una scena tra le più cruciali dell'intero romanzo e vorrei farlo al meglio. Pertanto sono estremamente preoccupato, non sapendo con certezza se: il mio ritardo renderà impossi bile la pubblicazione (con la consegna tra il 15 e il 20) oppure no? Sarà lungo 2 fogli e 1/2 di stampa, direi non di più: 
una scena, anzi meglio dire un episodio, a parte e in sé compiuto. 
Mi auguro molto, di tutto cuore che esca a settembre. Va da sé che non mi aspetterò le bozze, ma sulla scia del nume ro di agosto (per le cui bozze, decisamente accurate, Vi esprimo la mia più sincera gratitudine) chiedo di mantenere la stessa accuratezza della parte di agosto anche per la continuazione che verrà spedita. Prometto per il fu turo di non ritardare così terribilmente. 

Ho comunque ritenuto opportu no scrivervi tutto questo per avvisarvi. Non è affatto detto che non riesca a spedire prima del 20, ho preso di proposito il termine ultimo.
Vogliate accettare, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, l'attestato della mia sincera e profondissima stima.
Vostro devoto Fed. Dostoevskij.
Intorno al 25 settembre, mi trasferirò a Pietroburgo. Il mio indirizzo rima ne lo stesso di prima: vicolo Kuznečnyj, vicino alla cattedrale di Vladimir, numero 5, appartamento numero 10. F.M. Dostoevskij.
 

392

16 SETTEMBRE 1879

A N.A. Ljubimov

INVIA IL LIBRO SETTIMO per il fascicolo di settembre.


393 

A N.A. Ljubimov 

8 ottobre 1879, San Pietroburgo

Egregio signore, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, 

mi affretto a informarvi che sono nuovamente costretto a ritardare per il fascicolo di ottobre di Russkij vestnik, ma lo manderò senz'altro.

La continua zione dei Karamazov arriverà in redazione il 16 o il 17 ottobre, farò del mio meglio. Va da sé che non mi aspetto le bozze (il testo pubblicato nel numero di settembre è stato corretto quasi alla perfezione, motivo per cui porgo il mio più sentito ringraziamento). Vi manderò di nuovo tra i 2 fogli e 1/2 ei 3 - più o meno la stessa quantità del numero di settembre. Essendo un lavoro complesso, vorrei risistemarlo nel miglior modo possibile. 

Vi informo altresì che con il fascicolo di ottobre non terminerà quanto avevo stabilito di fare quest'anno, e Vi consegnerò ancora una parte per il fascicolo di novembre di Russkij vestnik, e a quel punto manderò anche la lettera di cui Vi avevo parlato circa due mesi fa, a proposito della spiegazione ai lettori dell'ultima parte dei Karamazov che sono costretto, per un mio erroneo calcolo, a ri mandare all'anno prossimo. Entro il 17 Vi scrivo ancora una breve lettera, Nikolaj Alekseevič, per spiegare nel dettaglio alcune cose fondamentali, ma ho un gran timore che questa mia presente, che sto per mandarvi, per la fret ta, senza raccomandata, non Vi giunga e si perda per strada.

Vogliate ora, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, accettare il più sentito attestato della mia stima e devozione, con la quale rimango sempre il Vo stro devoto

F. Dostoevskij.

LETTERA 395 - NOVEMBRE 1879: OMICIDIO DEL PADRE

 


395 

A E.N. Lebedeva 

8 novembre 1879, San Pietroburgo

Egregia signora,

Il vecchio Karamazov viene ucciso dal servo Smerdjakov. Tutti i dettagli verranno svelati nella continuazione del romanzo. Ivan Fëdorovič parteci pa all'omicidio solo in maniera indiretta, a distanza, per il semplice fatto di essersi trattenuto (intenzionalmente) dal far ragionare Smerdjakov du rante il discorso con lui, prima di partire per Mosca, e dall'esprimergli in modo chiaro e categorico il proprio disgusto per il delitto che quello ave va in mente (e che Ivan Fëdorovič aveva intravisto e intuito con chiarezza) e in tal modo è come se avesse dato il permesso a Smerdjakov di compiere quel crimine. Per Smerdjakov quel permesso era indispensabile, nel seguito si chiarisce perché. Dmitrij Fëdorovič non ha colpe nell'omicidio del padre.

Quando Dmitrij Karamazov ha saltato lo steccato e ha iniziato con il fazzoletto a pulire il sangue dalla testa del vecchio servo che aveva feri to, per quello e per le parole: «È toccata al vecchio»86 ecc., è come se avesse detto al lettore che lui non è un patricida. Se avesse ucciso suo padre e 10 minuti dopo Grigorij, non si sarebbe messo a scavalcare lo steccato per rag giungere il servo colpito, se non per convincersi: si è sbarazzato del testimo ne principale del delitto? Invece sembra avere compassione di lui: il vecchio ci è capitato e via dicendo. Se avesse ucciso suo padre, non starebbe chino sul cadavere del servo con parole compassionevoli. Per il lettore non conta soltanto la trama del romanzo, ma anche una certa conoscenza dell'animo umano (della psicologia), che ogni autore ha diritto di aspettarsi dal lettore.

In ogni caso il Vostro coinvolgimento nella mia opera mi lusinga. Vogliate accettare l'attestato della mia più sincera stima.

Vostro devoto F. Dostoevskij.

martedì 7 settembre 2021

LETTERE 367-369 MAGGIO 1879: LIBRO QUINTO PRO E CONTRA - CENSURE



367 

A N.A. Ljubimov 

10 maggio 1879, Staraja Russa

Egregio signore,
 stimatissimo Nikolaj Alekseevič,
Oggi ho inviato a Vostro nome alla redazione di Russkij vestnik due fogli e mezzo (meno non potevo) dei Fratelli Karamazov per il prossimo fascicolo di maggio di Russkij vestnik.

È il libro quinto, intitolato «Pro et contra», ma non tutto, è soltanto me tà. 

La seconda metà di questo quinto libro sarà spedita a tempo debito per il numero di giugno e sarà di tre fogli di stampa. Sono stato costretto a divide re in 2 fascicoli di Russkij vestnik il quinto libro del mio romanzo perché 

1) se anche ce l'avessi messa tutta, lo avrei terminato comunque alla fine di mag gio (con i preparativi e il trasferimento a Staraja Russa ho accumulato troppo ritardo) e di conseguenza non avrei ricevuto le bozze che per me sono fon damentali; 

2) il libro quinto, nella mia visione, è l'apice del romanzo e deve es sere concluso con particolare accuratezza. 

L'idea, come vedrete dal testo che Vi ho inviato, è di illustrare l'estremo sacrilegio e il germe dell'idea di distru zione presente nella nostra epoca in Russia, nell'ambiente dei giovani, ormai dissociati dalla realtà, e oltre al sacrilegio e all'anarchia, illustrare la loro stessa confutazione che prende forma nelle ultime parole dello starec morente Zosima, uno dei personaggi del romanzo. 

Data la palese difficoltà del compito che mi sono assunto, sarete comprensivo, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, e perdonerete che abbia ritenuto più opportuno suddividere in 2 libri il capito lo più importante piuttosto che rovinarlo per la troppa fretta. 

Il capitolo nel complesso sarà pieno di azione. 

Nella parte che Vi ho a limito a descrivere il carattere di uno dei protagonisti del romanzo nel momento in cui esprime le proprie convinzioni di fondo. Tali convinzioni sono esattamente quello che io identifico come sintesi dell'anarchismo russo con temporaneo. La negazione non già di Dio, ma del senso della Sua creazione. In fondo il socialismo è sorto e ha preso le mosse dalla negazione del senso della realtà storica, spingendosi fino a pianificare la distruzione e l'anarchismo. I principali anarchici erano, in molti casi, persone sinceramente con vinte. Il mio protagonista tocca un argomento, secondo me, inconfutabile: la follia della sofferenza dei bambini da cui deriverebbe l'assurdità di tutta la realtà storica. 

Non so se ho fatto un buon lavoro, ma so che questa mia figura è al massimo grado reale. 

(Nei Demoni c'erano moltissime figure tacciate di essere fantastiche, poi invece, guarda un po', la realtà ha dato conto di tut te, perciò erano state correttamente intuite. K.P. Pobedonoscev, per esempio, mi ha raccontato due o tre episodi di anarchici arrestati che assomigliavano straordinariamente a quelli da me descritti nei Demoni.) 

Tutto ciò che viene detto dal mio protagonista nel pezzo che Vi ho mandato si basa sulla realtà. Tutti gli episodi sui bambini sono accaduti, sono stati pubblicati sui giorna li e posso indicare anche dove, non mi sono inventato niente. Il generale che aizza i cani contro il bambino e tutta quella vicenda è un fatto realmente ac caduto, era stato stampato lo scorso inverno, mi pare, su Archiv 20 e ripreso da molti giornali. 

Il sacrilegio del mio protagonista sarà magistralmente confutato nel prossimo libro (di giugno), al quale sto lavorando ora con timore, trepidazione e profonda deferenza, ritenendo il mio compito (l'annientamento dell'anarchismo) una battaglia civile. 

Auguratemi buona fortuna, stimatissi mo Nikolaj Alekseevič. appena

Attendo le bozze con estrema impazienza. L'indirizzo è: Staraja Russa, a F.M. Dostoevskij.

PROBLEMI DI CENSURA

Nel testo inviato non mi pare ci sia una singola parola indecente. Ci sono soltanto dei vessatori di una bambinetta di 5 anni i quali l'hanno allevata e, poiché lei non riusciva a chiedere di andare in bagno di notte, la ricoprivano delle sue stesse feci. Ma Vi chiedo, Vi imploro di non toglierlo. È tratto da un processo penale in corso. In tutti i giornali (2 mesi fa appena, il caso MEKLENBUR, lA MADRE, SU GOLOS), La parola feci era stata lasciata. Non indoriamo la pillola, Nikolaj Alekseevič, sarebbe troppo, troppo triste! 

Non scriviamo mica per i ragazzini di 10 anni. Sono del resto convinto che non avreste toccato il mio testo, anche se non Ve lo avessi chiesto. 

LA CANZONE DI SMERDIAKOV

Un'ultima sciocchezza. Il servo Smerdjakov canta una canzonaccia popolare,
dove c'è il distico:

Corona gloriosa
Se il mio tesoro fosse in salute

La canzone non l'ho composta io, ma è stata scritta a Mosca. L'avevo sentita ormai 40 anni fa. Era stata composta da alcuni commessi di 3° livello ed è poi arrivata ai servitori, senza essere mai registrata da nessun raccoglito
re, anche io la uso per la prima volta. Ma il testo originale del distico è:

Corona imperiale Se il mio tesoro fosse in salute

Se perciò Vi viene comodo, mantenete pure la parola «imperiale»> al posto di «gloriosa» che avevo sostituito per l'occasione (gloriosa quindi scompare). 

Come va la salute di Michail Nikiforovič? Vi prego di porgergli i miei
più sentiti omaggi. Confermo i miei omaggi alla Vostra sposa.
Vogliate accettare, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, l'attestato della mia sincera stima e dei miei migliori sentimenti verso di Voi.
Vostro devoto F. Dostoevskij.
P.S. Non si potrebbe aggiungere nell'ultima pagina un avviso: la conclusio
ne del libro 5° <<Pro et contra» apparirà nel sesto libro? 

Invierò il testo per il numero di giugno entro il 10 giugno (al più tardi), ma forse anche prima. In tal modo rispetterò i tempi di consegna e spedirò anche prima del 10 di ogni mese. la pubbliczione avverrà ogni mese senza interruzioni.






369
19 MAGGIO 1879
A POBEDONNOSCEV (consigliere dello zar)


IL SACRILEGIO E LA CONFUTAZIONE DEL SACRILEGIO:
il sacrilegio l'ho terminato e spedito, la confutazione la manderò per il numero di giugno


LETTERE 357-361-362-FINE 1878: INIZIO STESURA KARAMAZOV FINO A TERZO LIBRO


 357 

A S.A. Jurev 11 luglio 1878, Staraja Russa

Egregio signor Sergej Andreevič!

Staraja Russa, 11 luglio/78.

Ho ricevuto la Vostra lettera l'altro ieri, il 9 luglio. Vi ho scoperto e iniziato a stimarvi da quando Beseda ha cominciato a essere stampata e redatta da Voi. Fin da allora ho sentito dire che anch'io godevo della Vostra simpatia. Mi farebbe molto piacere conoscervi di persona. Nella Vostra lettera ho letto la frase in cui dite che ho mantenuto la stessa opinione su di Voi <<nonostante non ci vedessimo da così tanto tempo». Perché, ci siamo già visti e conosciuti di persona? Se sapeste quanto spesso capita che certe di menticanze mi facciano un brutto effetto. Sono infatti ormai venticinque anni che soffro di mal caduco, iniziato in Siberia. Questa malattia mi ha tolto poco per volta la memoria di persone ed eventi, a tal punto che ho dimenticato (letteralmente) le trame e i particolari dei miei romanzi, e poiché alcuni non li rileggo dal momento in cui sono usciti, per me rimangono letteralmente sconosciuti. Perciò non Vi arrabbiate se mi sono dimenticato le circostanze e il momento in cui ci siamo incontrati e frequentati. Mi capita spesso anche con altre persone. Siate così gentili da ricordarmi, qualora ne capiti l'occasione, il periodo e le circostanze del nostro precedente incontro.

Quanto al mio romanzo, eccovi la pura verità, in risposta al Vostro lusinghiero invito: ho iniziato il romanzo e lo sto scrivendo, ma sono ben lungi dal terminarlo, è appena iniziato. 

Funziona sempre così con me: a metà estate inizio un lungo romanzo (N.B. La dimensione dei miei romanzi è 40-45 fogli) e ne scrivo circa metà entro la fine dell'anno, quando di solito esce in una rivista, a partire da gennaio, la prima parte. Quindi pubblico il romanzo nella rivista prescelta, con alcuni intervalli, per tutto l'anno,

fino a dicembre incluso, e termino sempre nello stesso anno in cui è iniziata la pubblicazione. 

Finora non mi è mai capitato di rinviare la pubblica zione all'anno successivo, 

Quando, dopo una lunga collaborazione con Russkij vestnik, ho da alle stampe il mio romanzo L'adolescente da Nekrasov, su proposta di quest'ultimo, benché fosse Russkij vestnik ad aspettare questo romanzo, ho informato M.N. Katkov che comunque mi ritenevo principalmente un  collaboratore. 

Ecco perché per quanto riguarda il presente romanzo sono già entrato in contatto con Michail Nikiforovič, prendendo persino un anticipo di 2000 rub. (anche prima prendevo sempre un anticipo). Ciononostante non abbiamo ancora preso una decisione definitiva sul romanzo per ragioni che, dati i particolari, è difficile far stare in una lettera, ma che a ogni buon conto dipendono da fattori esterni e non hanno niente a che fa re con la sostanza letteraria del romanzo, ma che possono avverarsi ed essere chiariti soltanto alla fine di settembre o a ottobre di quest'anno 1878.

Pertanto potrò dare una risposta precisa alla Vostra proposta di includere il mio romanzo in Russkaja duma soltanto nel mese di ottobre, se in quel periodo vi troverete a Mosca. Solo allora si capirà dove pubblicherò il mio romanzo.

Per quanto riguarda Russkaja duma, ho accolto la notizia della sua nascita con eccezionale e sincera simpatia, memore di Beseda, e riterrò sem pre lusinghiero poterla servire, nei limiti delle mie capacità. Se riterrete necessario avvisarmi di qualcosa, sono qui, a Staraja Rus sa, fino al 25 agosto.

F. Dostoevskij.






361

L'8 novembre porta il manoscritto a Mosca a Katkov


362 

A N.A. Ljubimov 

30 gennaio 1879, San Pietroburgo


Egregio Signore, stimatissimo Nikolaj Alekseevič,

Domani, cioè il 31 gennaio, Vi spedirò la continuazione del mio romanzo (I Karamazov), il terzo libro (tutto). Con il terzo libro termina tutta la prima parte del romanzo. La prima parte, quindi, è composta da tre libri.

Le parti saranno in tutto tre, ciascuna delle quali sarà a sua volta suddivisa in libri, e i libri in capitoli.

Questo terzo libro è in tutto di ottantotto mezzi fogli miei, che corrispondono, mi pare, esattamente a 5 fogli e mezzo di Russkij vestnik.

Tutta la prima parte del romanzo perciò avrà una lunghezza di 13 o 14

fogli di stampa di Russkij vestnik.

Oltre a ciò, stimatissimo Nikolaj Alekseevič, mi affretto ad anticiparvi che, per il numero di marzo di Russkij vestnik, non riesco a mandare nul la (non ne ho le forze), quindi la seconda parte inizierà dal 4º numero di Russkij vestnik, quello di aprile, e vorrei che anche questa seconda parte venisse pubblicata fino alla fine senza interruzioni. 

Con grande impazienza attenderò dalla redazione le bozze della seconda parte.? D'ora in poi Vi manderò le bozze con lettere raccomandate. (N.B. Vi mando anche la terza parte del romanzo con una raccomandata, così come la presente lettera.) L'indirizzo è corretto? Faccio bene ad aggiungere nell'indirizzo: «Strastnoj boulevard» ecc.? viato sono arrivate tutte? Ho mandato soltanto l'ultima con raccomandata, Continuo a essere terribilmente in pensiero: le correzioni che Vi ho in dopo aver ricevuto il Vostro telegramma. Le prime tre invece non le ho in viate per raccomandata. La cosa mi agita enormemente: le correzioni non erano molte, ma essenziali.

Attendo, dunque, con ansia le bozze di questo terzo libro che Vi sto mandando. A proposito: Vi imploro di pubblicare il terzo libro (5 fogli e mezzo) nel numero di febbraio di Russkij vestnik, tutto, senza interruzio ni, senza dividerlo, per esempio, tra febbraio e marzo, quando non posso darvi una nuova parte. L'armonia e la proporzione artistica sarebbero in frante.

Il terzo libro in arrivo non mi sembra affatto male, anzi, mi pare riusci to (siate magnanimo e perdonate questo piccolo autoelogio. Come diceva l'apostolo Paolo: «Non mi elogiano, perciò inizierò a elogiarmi io stesso»).³

Vi prego di porgere i miei omaggi a Vostra moglie. E ora vogliate accettare l'attestato della mia stima e dei miei migliori sentimenti.

Vostro devoto Fëdor Dostoevskij.

2 Nella versione finale le parti diventarono quattro, oltre all'«Epilogo». Dostoevskij intende il II e III libro della prima parte.

LETTURA PUBBLICA

 Il 9 marzo 1879 Dostoevskij aveva letto, a sostegno del Fondo Letterario, il terzo capitolo del terzo libro dei Fratelli Karamazov («Confessione di un cuore ardente. In versi»). 

In un articolo apparso su Reč' il 25 aprile 1914, Semën Afanasevič Vengerov ricorda il modo di leggere dello scrittore: «Quando Dostoevskij leggeva l'ascoltatore perdeva completamente il proprio "io" ed era interamente in balia del potere ipnotico di quel vecchietto emaciato e scialbo, dello sguardo penetrante dei suoi occhi che si perdevano vaghi in lontananza, pieni di fuoco e di quel luccichio che probabilmente un tempo sfavillava negli occhi dell'arciprete Avvakum»>.




LETTERE 355-356/MAGGIO 1878: Morte Alesa e PROPOSTA A KATKOV





 



1878

MORTE FIGLIO ALESA

355 

A N.M. Dostoevskij 

16 maggio 1878, San Pietroburgo

Martedì 16 maggio/78

Caro e amato fratello Nikolaj Michajlovič, oggi è mancato il nostro Aleša ³5 per un improvviso attacco di mal caduco che non si era mai presentato pri ma. Ieri era allegro, correva, cantava e oggi giace sul tavolo. L'attacco è inizia to alle 9.30 del mattino e alle 2.30 Lešečka è morto. Lo seppelliamo giovedì 18 al cimitero Boľšoj Ochtenskij. Addio, Kolja, raccomanda Lëša, spesso lo coc colavi (ricordi quando faceva l'ubriaco: Van'ka lo semo?). Tristezza infinita.

Piangiamo tutti.

Tuo fratello F. Dostoevskij.

P.S. Sai per caso dove vive Fëdor Michajlovič?³7 Bisognerebbe avvisarlo.


IN CERCA DI UN EDITORE PER I KARAMAZOV

356 

Ad A.G. Dostoevskaja 

20-21 giugno 1878, Mosca

Mosca. Martedì. 20 giugno, sera.

Buonasera, dolce Anja. La tua salute è la cosa più importante. Fedja e Lilja stanno bene? Bada a loro, mi raccomando. Ti comunico l'essenziale, trala scio i particolari che ti dirò poi a voce. Il viaggio mi ha stancato moltissimo, tanto che non mi sono ancora adesso ripreso, e in treno mi sono beccato pure una brutta tosse (colpa degli spifferi) che più brutta non si può. Sia mo arrivati a Mosca di sera, alle 11 passate. Ho preso una stanza al Vic toria sullo Strastnoj boulevard. Prendo la carrozza e chiedo al vetturino: «L'albergo è buono?»>. «No, signore, non lo è.» Quella risposta secca e decí sa mi ha sorpreso. «Perché non lo è?» «Nessun ospite per bene si fermereb be li.» «Come mai?» «È solo di facciata.» Non ci si ferma mai nessuno, solo i più sprovveduti. Le stanze funzionano come alla banja. Scende la notte e i cavalieri ci portano le ragazze dallo Strastnoj boulevard, le occupano per un'ora. Lo sanno tutti, capitano anche degli scandali. Gli ho chiesto quale fosse un albergo migliore. Ha parlato molto bene dell'Evropa, di fronte al teatro Malyj (che è vicinissimo allo Strastnoj boulevard). Gli ho ordinato allora di andare all'Evropa. In effetti ci sono soltanto famiglie e hanno l'a ria di persone per bene. Mi hanno dato una stanza per 2 r. e 50 c., caruccio e al secondo piano, ma salire al 3° mi sembrava dura e l'ho presa. Non ho chiuso occhio per tutta la notte, tormentato dagli attacchi di tosse che mi soffocavano. Mi sono alzato alle 10 di mattina, la tosse è scomparsa (ades so, di sera, sta tornando). 

Passate le 12, mi sono diretto da Katkov e l'ho trovato in redazione (vive in dacia e fa la spola). Katkov mi ha accolto calo rosamente, benché con una certa cautela. Ci siamo messi a parlare del più e del meno e all'improvviso si è scatenata una tempesta micidiale. Ho pen sato: se gli parlo della mia questione,³8 dirà di no, la tempesta non sarà fini ta e mi toccherà stare lì, respinto e umiliato, finché l'acquazzone non passa. Tuttavia ero obbligato a parlargliene. Ho esposto tutto in modo chiaro e di retto. Quando ha sentito che avevo desiderio di stampare da lui il viso gli si è illuminato, ma appena ho accennato ai 300 rubli per foglio e alla somma in anticipo ha sussultato. 


«Vedete»> mi ha detto «<proprio la settimana scor sa ci siamo riuniti in consiglio: continuare con Russkij vestnik o chiuder lo per il prossimo anno? Perché io stesso, per via della mia salute, non ho le forze di star dietro a entrambe le pubblicazioni (Moskovskie vedomosti e Russkij vestnik), perciò permettetemi di meditare che cosa rispondervi, poiché si dovrà decidere se continuare ancora la rivista, con spese consistenti.>> Saputo che sarei rimasto a Mosca per 3, 4 giorni, mi ha promesso di darmi una risposta domani, mercoledì, il 21, motivo per cui mi ha chiesto di pas sare da lui in redazione alle 2 del pomeriggio.

molto i Sono le 10 di sera di martedì 20 e io sono qui e penso che domani mi dirà senz'altro di no. Se invece accetterà, punterà ad abbassare 300 r. Ti spedirò domani questa lettera, il 23,39 dopo che mi sarò visto con Katkov e perciò lascio per domani il poscritto da cui verrai a sapere subi to tutto.

L'acquazzone ha dato un minuto di tregua e tra il primo e il secondo scroscio ne ho approfittato per andare da mia sorella Varja, dalla quale ho aspettato fino alle 5 che il tempo si rimettesse. Una volta tornato in alber go, ho pranzato e passate le 6 sono andato al Giardino Neskučnyj4º da So lov'ëv (2 rub. per la carrozza - andata e ritorno). L'ho trovato molto strano, cupo e sciupato. Gli ho raccontato tutto con franchezza. Si è molto meravi gliato che Lavrov (e un altro tizio) non siano stati da me. Ora non sa dove sia Lavrov (ma non è a Mosca). Jur'ev invece è in un altro governatorato, in campagna. Detto ciò, il loro desiderio di acquistare il mio romanzo è genu ino e sono persone abbienti. Ma adesso non si riesce né a vedersi né a scri versi, la loro proposta arriverà se mai a settembre.4¹ Penso però che a quel punto qualcun altro farà la sua offerta. In ogni caso, quando tornerò a Sta raja Russa, riprenderò a lavorare. Se però Katkov dice di no, fino a ottobre toccherà vivere Dio solo sa come.

Io e Solov'ev abbiamo deciso di andare a Optina Pustyn42 venerdì (go vernatorato di Kaluga, al confine con quello di Tula, distretto Kozel'skij). Solov'ev passerà da me in albergo domani alle 5 del pomeriggio.

Non sono stato dai librai, ci vado domani. Non sono ancora andato da Elena Pavlovna, anche da lei passo domani. Addio, Anja, ti abbraccio. Do mani il poscritto dal quale dipenderà gran parte del nostro futuro. So no stanco morto. Bacia i bambini, di' loro che il papà li bacia. Bacia anche Vanja. 43 Saluti ad Anna Nikolaevna. Ho una paura atroce per i bambini. Ti bacio molto. Attendi il poscritto (Mosca, Albergo Evropa, di fronte al Tea tro Malyj, occupo la numero 21).

Mercoledì 11 del mattino (21 giugno)

P.S. Aggiornamenti: Katkov mi ha appena mandato dalla redazione un fat torino scusandosi di non potermi dare oggi una risposta perché, per un concorso di circostanze sorte improvvisamente, deve partire subito per la campagna (il fattorino ha usato un'altra parola: proprietà), perciò mi chie deva di andare da lui l'indomani, giovedì 22, ovvero, andare in redazione dove riceverò la sua risposta. Significa che domani è già di ritorno.

Non ci vedo niente di buono in tutto questo. Non importa. Addio, tesoro. Domani ti scrivo il verdetto e spedisco in serata.44 Ora ti spedisco questa lettera. Oggi faccio il giro dei librai [...]45 Bacio i bambini.

Tuo F. Dostoevskij.

N.B. Stanotte ho dormito di nuovo 4 ore in tutto. Ho i nervi terribilmente Scossi. Anche lo stomaco non va.


Il giorno successivo Dostoevskij scriverà alla moglie che Katkov aveva acconsentito alla pubblicazione della nuova opera e all'anticipo richiesto.