IL GIUDIZIO DI RAKITIN SU FEDOR MITJA IVAN GRUSHENKA
FEDOR E MITIA
Dimmi solo una cosa, Alëša: che
significa quel sogno? Ecco che cosa volevo domandarti».
«Quale sogno?»
«Quell'inchino fino a terra che ha fatto a tuo fratello Dmitrij
Fëdoroviè. Ci ha picchiato forte con la fronte!»
«Stai parlando dello starec Zosima?»
«Sì, di padre Zosima».
«Picchiato con la fronte?»
«Ah, non mi sono espresso con il dovuto rispetto! E che sia pure
senza il dovuto rispetto. Allora che significa quel sogno?»
«Non lo so, Miša, che cosa significa».
«Lo sapevo che non te l'avrebbe spiegato. Di tanto complicato, poi, a
ben vedere non c'è proprio nulla, sono le solite stupidaggini da bigotti. Ma
il trucco è stato fatto con un fine. Ecco che tutti i baciapile della città
cominceranno a ricamarci sopra e a domandarsi per tutto il governatorato:
"Che cosa significherà mai quel sogno?" Secondo me il vecchio ha
davvero il naso fino: ha sentito odore di delitto. Se ne sente il lezzo lì dalle
vostre parti».
«Di quale delitto parli?»
Era evidente che Rakitin volesse dire ancora qualche cosa.
PRESAGIO DEL DELITTO
«Avverrà nella vostra famigliola, quel delitto. Accadrà tra i tuoi
fratelli e il tuo ricco papà. Padre Zosima ha battuto la fronte per ogni
evenienza futura. E dopo che sarà accaduto, diranno: "Ah, il santo starec
questo lo aveva predetto, lo aveva profetizzato". Anche se che grande
profezia vuoi che ci sia in un colpetto con la fronte? No, si dirà che era un
gesto simbolico, un'allegoria e il diavolo sa cos'altro! Si strombazzerà ai
quattro venti, si ricorderà in futuro: "Ha previsto un delitto, ha individuato
il colpevole". I fanatici esaltati fanno spesso così: nelle bettole si fanno il
segno della croce e poi gettano le pietre contro il tempio. Lo stesso il tuo
starec: i giusti li caccia con il bastone e agli assassini si inchina fino ai
piedi».
«Ma di quale delitto parli? Di quale assassino? Che cosa stai
dicendo?»
Alëša si fermò impietrito, anche Rakitin si fermò.
«Quale assassino? Come se tu non lo sapessi! Scommetto che anche
tu ci hai già pensato. A proposito, è curioso: ascolta, Alëša, tu dici sempre
la verità, anche se tieni sempre il piede in due staffe: ci hai pensato o no?
Rispondi».
«Ci ho pensato», rispose Alëša sommessamente. Persino Rakitin
rimase sconcertato.
«Che cosa? Ci hai pensato davvero anche tu?», gridò.
«Non che ci abbia proprio pensato», mormorò Alëša, «ma quando tu
hai cominciato a dire quelle strane cose poc'anzi, mi è sembrato di averci
già pensato io stesso».
MITIA E GRUSHENKA
Che cosa mi ha indotto a vedere tutto questo? Non
avrei visto nulla, se oggi, all'improvviso, non avessi capito Dmitrij
Fëdoroviè, tuo fratello, com'è veramente, un volta per tutte, in tutto il suo
essere. L'ho colto per intero da un solo tratto. Queste persone onestissime,
ma passionali, hanno un limite che non va oltrepassato. Altrimenti,
altrimenti è capace di saltare addosso al paparino con un coltello. Ma il
paparino, ubriacone e libertino smodato, non ha mai conosciuto la misura,
in nessun caso, quindi basta che si lascino andare entrambi e vanno a finire
tutti e due dritti dritti in un fosso...»
«No, Miša, no, se è solo per questo, mi sento sollevato. Non si
arriverà a tal punto».
«E allora perché tremi tutto? Lo sai tu come vanno queste cose?
Ammettiamo pure che sia una persona onesta, quel Miten'ka (è stupido ma
onesto), però è un sensuale. Ecco la sua vera definizione e la sua essenza
interiore. È stato il padre a trasmettergli questa bassa sensualità. Sai, mi
meraviglio semplicemente di te, Alëša: come hai fatto a conservare la tua
castità? Eppure sei un Karamazov anche tu! Nella vostra famiglia la
sensualità arriva al parossismo. Ecco, quei tre sensuali si spiano a
vicenda... con i coltelli pronti. Hanno sbattuto la fronte in tre e tu, forse, sei
il quarto».
«Ti sbagli sul conto di quella donna. Dmitrij la... disprezza», disse
Alëša sussultando lievemente.
GRUSHENKA
«Grušen'ka? No, fratello, non la disprezza. Se ha preferito
apertamente lei alla sua fidanzata, vuol dire che non la disprezza. In questo
caso... in questo caso, fratello, si tratta di qualcosa che adesso tu non puoi
capire. Quando un uomo si innamora di una certa bellezza, di un corpo
femminile, oppure soltanto di una parte del corpo femminile (questo un
sensuale può capirlo), per essa sarebbe capace di abbandonare i suoi figli,
vendere il padre e la madre, la Russia e la patria; se è onesto, andrà a
rubare; se è mite, ammazzerà, se è leale, tradirà. Un cantore dei piedini
femminili, Puškin, ha decantato in versi quei piedini; altri non li decantano, ma non riescono a guardare quei piedini senza avere i brividi. E
non solo per i piedini... In questo caso, fratello, il disprezzo non c'entra,
anche se egli davvero disprezzasse Grušen'ka. La disprezza, ma non riesce
a staccarsene».
«Lo capisco questo», si lasciò sfuggire Alëša d'un tratto.
ALEKSEI
«Davvero? E devi capirlo davvero se così di slancio ti lasci sfuggire
che lo capisci»,
disse Rakitin con gioia maligna.
Ti è sfuggito senza
volerlo, ti è scappato. Per questo è un'ammissione tanto più preziosa:
dunque l'argomento ti è già noto, alla sensualità ci hai già pensato. Hai
capito il verginello! Tu, Alëška, sei un'acqua cheta, sei un santo, ne
convengo, ma solo il diavolo sa i pensieri che ti sono già passati per la
mente, solo il diavolo sa le cose di cui sei già venuto a conoscenza! Tu sei
un puro, eppure sei già arrivato a una notevole profondità nelle tue
riflessioni, è da un pezzo che ti tengo d'occhio. Anche tu sei un
Karamazov, sei un Karamazov dalla testa ai piedi, la razza, la selezione
dovranno pur significare qualcosa. Un sensuale da parte di padre, un puro
folle da parte di madre. Perché tremi? Sto cogliendo nel segno? Sai una
cosa? Grušen'ka mi ha detto: "Portamelo", stava parlando di te, "e io gli
sfilerò la tonaca di dosso". E dovevi vedere come mi implorava:
portamelo, portamelo! Mi è venuto solo da pensare: perché la incuriosisci
tanto? Sai, anche lei è una donna fuori dal comune!»
«Salutala da parte mia e dille che non ci verrò», Alëša sorrise
forzatamente.
«Finisci quello che stavi dicendo, Michail, poi ti dirò il mio
pensiero».
IVAN
«Non c'è niente da aggiungere, è tutto chiaro. Tutto questo, fratello, è
storia vecchia. Se persino tu nascondi un uomo sensuale dentro di te, allora
che dire di Ivan, il tuo fratello uterino? Infatti anche lui è un Karamazov.
Tutta l'essenza karamazoviana si riassume così: sensualità, cupidigia e
follia!
ARTICOLO
Adesso tuo fratello Ivan pubblica per burla, per qualche suo ignoto
e stupidissimo motivo, articoli di teologia, pur essendo ateo; e confessa
egli stesso questa sua bassezza - ecco che tipo è tuo fratello Ivan.
KATIA
Inoltre,
sta soffiando la fidanzata a suo fratello Mitja e forse riuscirà anche in
questo intento. E c'è da vedere come: con il consenso di Miten'ka stesso,
perché Miten'ka gli sta cedendo la fidanzata per sbarazzarsi di lei e fuggire
al più presto da Grušen'ka. E tutto questo, nota bene, a dispetto della sua
grande nobiltà d'animo e del completo disinteresse da parte sua. Questi
sono i tipi più fatali che ci possano essere! Solo il diavolo vi capisce:
ammette la propria bassezza e ci scivola dentro da solo!
FEDOR
Sta a sentire ancora: adesso quel vecchiaccio di vostro padre sta tagliando la strada a
Miten'ka. Infatti tutto d'un tratto ha perso la testa per Grušen'ka, gli viene
la bava alla bocca solo a guardarla. È stato solo a causa di lei che ha
sollevato quel po' po' di scandalo nella cella, solo per il fatto che Miusov
ha osato chiamarla carogna dissoluta.
È peggio di una gatta in amore.
Prima lei lavorava a pagamento solo in certi suoi loschi affarucci di
bettole,
mentre ora all'improvviso egli si è accorto di lei, l'ha guardata
meglio e ha perso la testa, la insidia con le sue proposte, disoneste
s'intende.
E così padre e figlio finiranno con lo scontrarsi su quella stessa
strada.
GRUSHENKA
E Grušen'ka non si concede né all'uno né all'altro, per il momento
tergiversa e li stuzzica entrambi, valuta chi le convenga di più: perché
anche se il paparino ha moltissimi quattrini da sgraffignare, quello non è
tipo che si sposa e alla fine è capace di fare l'ebreuccio e stringere i
cordoni della borsa. Ed è qui che viene fuori il valore di Miten'ka: lui i
soldi non ce li ha, ma è pronto a sposarla. Proprio così, è pronto a sposarla!
Lasciare la fidanzata, una bellezza incomparabile come Katerina Ivanovna,
ricca, nobile, figlia di un colonnello, per sposare Grušen'ka, l'ex mantenuta
del vecchio mercantuccio Samsonov, volgare zoticone e capomastro. Da
tutto questo può davvero derivare un delittuoso conflitto.
IVAN KATIA MITIA
E tuo fratello
Ivan non aspetta altro, sarebbe una vera pacchia per lui:
conquisterebbe
Katerina Ivanovna, per la quale si strugge, e intascherebbe pure i
sessantamila rubli della sua dote. Per un uomo senza una posizione, per
uno spiantato come lui, la cosa è estremamente allettante tanto per
cominciare.
E nota bene: non solo non offenderà Mitja, me se ne
conquisterà la gratitudine sino alla tomba.
Infatti so per certo che Miten'ka
stesso, solo la settimana scorsa, mentre si trovava in una bettola con delle
zigane, ubriaco, ha gridato a squarciagola di non essere degno della sua
fidanzata Katen'ka, mentre il fratello Ivan, quello sì che ne è degno.
E
Katerina Ivanovna stessa ovviamente alla fine non respingerebbe un uomo
affascinante come Ivan Fëdoroviè; già adesso tentenna fra i due.
Ma come
avrà fatto quell'Ivan a incantare tutti voi che lo venerate tanto?
E invece lui
ride di voi e dice: io me la spasso e mi ingozzo a vostre spese».
IVAN
«Tu non ami Ivan. Ivan non si fa irretire dai soldi».
«Davvero? E la bellezza di Katerina Ivanovna dove la metti? Non
contano solo i soldi in questo caso, sebbene sessantamila rubli facciano pur
sempre gola».
«Ivan è superiore a queste cose. Ivan non si lascia irretire nemmeno
da migliaia di rubli. Non è il denaro, non è il quieto vivere che Ivan cerca.
Egli, forse, cerca il tormento».
«Che altro sogno è mai questo? Ah, voi... nobili!»
«Eh, Miša, egli ha un'anima burrascosa. La sua mente è in catene.
Dentro di lui c'è un grande pensiero irrisolto. È uno di quelli che non vuole
denaro, ma solo dare una risposta al proprio pensiero».
«Plagio letterario, Alëška. Stai citando il tuo starec.
Ma guarda un
po', il vostro Ivan vi ha posto un bell'enigma!»,
gridò Rakitin con palese
astio. Aveva persino cambiato faccia e le labbra gli si erano contratte.
«Eppure è un enigma stupido, questo, non c'è nulla da indovinare. Basta
far funzionare il cervello e si capisce tutto. Il suo articolo è ridicolo e
assurdo.
Ho sentito la sua stupida teoria poco fa:
"Se non c'è immortalità
dell'anima, non c'è nemmeno virtù, quindi tutto è permesso".
(E tuo
fratello Miten'ka, a proposito - ricordi? - ha gridato: "Lo terrò a mente!").
Una teoria seducente per i mascalzoni... Ma sto offendendo... è sciocco...
non per i mascalzoni, ma per gli studenti spacconi dall'"irrisolta profondità
di pensiero".
Un vanitosello, il succo è tutto qui:
"Da un canto, non si può
non ammettere, dall'altro, non si può non riconoscere!" Tutta la sua teoria
non è che una vigliaccata!
L'umanità troverà in se stessa la forza di vivere
per la virtù
anche senza credere nell'immortalità dell'anima!
La troverà
nell'amore per la libertà, per l'uguaglianza, per la fratellanza...»
Rakitin si era infervorato, non riusciva quasi a contenersi. Ma si
bloccò all'improvviso come se si fosse ricordato di qualcosa.
«Be', ora basta», disse con un sorriso ancora più forzato di prima.
«Perché ridi? Pensi che io sia un volgare?»
ALEKSEI
«No, non mi ha neanche sfiorato l'idea che tu possa essere una
persona volgare. Tu sei intelligente, ma... lascia stare, è stato sciocco da
parte mia sorridere. Capisco che tu possa infervorarti tanto, Miša.
Dal tuo
trasporto, ho intuito che tu stesso non sei insensibile al fascino di Katerina
Ivanovna; io, fratello, lo sospettavo da tempo, ecco perché non hai
simpatia per mio fratello Ivan. Sei geloso di lui?»
GELOSIA DI RAKITIN
«E sarei geloso anche dei soldini di lei? Non vuoi aggiungere pure
questo?»
«No, non aggiungerò nulla in merito ai soldi, non ho nessuna
intenzione di offenderti».
«Se lo hai detto, ci credo, ma che il diavolo vi pigli una volta per
tutte, tu e tuo fratello Ivan! Nessuno di voi capisce che si può non avere
affatto simpatia per lui anche a prescindere da Katerina Ivanovna. E per
che diavolo dovrei volergli bene? Lui stesso si degna di ingiuriarmi.
Perché mai non dovrei avere il diritto di ingiuriarlo io?»
«Non ho mai sentito che abbia detto qualcosa su di te, né in bene né
in male; non parla mai di te».
IVAN SU RAKITIN
«Invece io ho sentito che due giorni fa, a casa di Katerina Ivanovna,
mi ha proprio conciato per le feste con i suoi improperi, ecco fino a che
punto si è interessato del vostro umile servo. Dopo di che, fratello, chi è il
geloso fra noi, questo non lo so proprio!
Si è degnato di esprimere la sua
idea secondo la quale se non mi dedicherò alla carriera di archimandrita in
un futuro molto prossimo e non mi deciderò a prendere i voti, allora andrò
di sicuro a Pietroburgo ed entrerò in qualche grossa rivista, sicuramente
nel settore della critica, scriverò per una decina d'annetti, e alla fine
diventerò proprietario della rivista stessa. Dopo di che, riprenderò la
pubblicazione della rivista sotto rinnovata veste, imprimendole
sicuramente un indirizzo liberale e ateo, persino con una sfumatura
socialisteggiante, anzi, addirittura con una leggera vernice di socialismo,
ma sempre con le orecchie all'erta, cioè, in sostanza, dando un colpo al
cerchio e uno alla botte e gettando polvere negli occhi agli imbecilli. La
fine della mia carriera, secondo l'interpretazione di tuo fratello, sarebbe la
seguente: la sfumatura di socialismo non mi impedirà di depositare sul mio
conto corrente i soldi degli abbonamenti e, all'occasione, di investirli sotto
la guida di qualche ebreuccio, fino al giorno in cui costruirò un grosso
stabile a Pietroburgo, vi trasferirò la redazione e darò in affitto i rimanenti
piani. Ha persino scelto il luogo della costruzione: presso il ponte Novyj
Kamennyj sulla Neva in progettazione a Pietroburgo, quello che unirà la
Litejnaja alla Vyborskaja...»
«Eppure, Miša, vedrai che tutto questo si avvererà, dalla prima
all'ultima parola!», esclamò ad un tratto Alëša senza riuscire a trattenersi
dal ridere allegramente.
«Anche voi vi lasciate andare al sarcasmo, Aleksej Fëdoroviè»