sabato 19 giugno 2021

mercoledì 9 giugno 2021

IVAN GIORNALISTA

LIBRO PRIMO - CAPITOLO 3 - IVAN



PAG. 26,27, 28 

RISTRETTEZZE ECONOMICHE

[...] nei primi due anni d'università il giovanotto si trovò in serie ristrettezze perché fu costretto, per tutto quel tempo, a provvedere da solo al proprio mantenimento e contemporaneamente a dedicarsi allo studio. 

È degno di nota che allora non volle fare nemmeno il tentativo di mettersi in contatto con il padre per via epistolare, forse per orgoglio, forse per disprezzo nei suoi confronti, oppure semplicemente per il freddo buon senso che gli suggeriva che da un paparino come quello non avrebbe ricevuto nessun vero appoggio. 


GIORNALISMO

In ogni caso, il giovanotto non si perse d'animo e si mise a lavorare, dapprima con le lezioni private a venti copeche, poi correndo per le redazioni dei giornali per consegnare articoletti di dieci righe sugli incidenti stradali firmati "Un testimone". 

Dicono che quegli articoletti fossero sempre scritti con uno stile così interessante e arguto che ben presto diventarono popolari, e già in questo il giovanotto dimostrò tutta la propria superiorità, pratica e intellettuale, sulle masse di giovani studenti di entrambi i sessi, eternamente bisognosi e sfortunati, che sono soliti bazzicare da mattina a sera presso i portoni di giornali e riviste delle nostre città, incapaci di escogitare niente di meglio che le solite richieste di trascrizioni o traduzioni dal francese. 

Una volta entrato nel giro delle redazioni, Ivan Fëdoroviè non perse mai i contatti con esse, e negli ultimi anni di università cominciò a pubblicare recensioni estremamente promettenti su libri dedicati a disparati argomenti specialistici, tanto da conquistare persino una certa notorietà nei circoli letterari. 

SUCCESSO

Comunque, solo nell'ultimo periodo riuscì casualmente ad attirare su di sé un'attenzione particolare e improvvisa presso una cerchia di gran lunga più vasta di lettori, tanto che allora moltissime persone di colpo lo notarono e se lo impressero in mente. Fu una circostanza abbastanza curiosa. 

LAUREA IN SCIENZE NATURALI E ARTICOLO SUI TRIBUNALI ECCLESIASTICI

Ivan Fëdoroviè aveva terminato gli studi universitari e si accingeva a partire per l'estero con i suoi duemila rubli, quando all'improvviso pubblicò, su uno dei giornali più importanti, uno strano articolo che attirò su di sé persino l'attenzione dei non addetti ai lavori, e, per di più, a proposito di un argomento che non doveva essergli molto familiare, visto che si era laureato in scienze naturali. L'articolo riguardava una questione dibattuta dovunque in quel periodo: i tribunali ecclesiastici. 

Dopo aver preso in esame alcune opinioni già espresse in merito, egli espose anche la propria personale opinione. Ciò che colpiva maggiormente in quell'articolo erano il tono e la singolare e inattesa conclusione. 

Intanto, molti clericali erano fermamente convinti che l'autore fosse dei loro. Eppure, all'improvviso, accanto a quelli, cominciarono ad applaudire non solo i sostenitori dei tribunali civili ma persino gli atei. 

 Alla fin fine i più perspicaci decretarono che tutto l'articolo non era che una farsa irriverente, una presa in giro. Menziono questo episodio soprattutto perché quell'articolo penetrò tempestivamente anche nel nostro rinomato monastero fuori città, dove la questione dei tribunali ecclesiastici riscuoteva largo interesse; vi penetrò e vi produsse la più caotica confusione. Dopo aver appreso il nome dell'autore, si prese ancora maggiore interesse alla faccenda, in quanto questi era nativo della nostra città e figlio «proprio di quel Fëdor Pavloviè». 

RITORNO DAL PADRE

Ed ecco che all'improvviso, esattamente in quel periodo, l'autore in carne ed ossa si fece vivo dalle nostre parti. 

 Per quale motivo Ivan Fëdoroviè era venuto da noi? 

Ricordo che sin da allora mi ponevo questa domanda con una certa inquietudine. Non sono riuscito a spiegarmi per molto tempo, e quasi sino all'ultimo, quella visita tanto fatale, che fu il primo passo verso conseguenze di così grande portata. 

In generale era strano che un giovanotto tanto istruito, e dall'aria tanto orgogliosa e avveduta, comparisse all'improvviso in una casa così indecorosa, dinanzi a un padre di quello stampo, che per tutta la vita lo aveva ignorato, non lo aveva mai incontrato né degnato di attenzione e che certo non gli avrebbe mai dato del denaro, per nessun motivo, se il figlio glielo avesse chiesto, sebbene per tutta la vita avesse temuto che anche quei figli, Ivan e Aleksej, potessero venire un giorno a chiedergli soldi. 

Ed ecco che quel giovanotto si stabilisce nella casa di un padre di tal fatta, vive con lui un mese e poi un altro, e i due vanno d'amore e d'accordo, come meglio non si potrebbe immaginare. 

Quest'ultimo particolare meravigliò molto non soltanto me, ma anche molti altri. [...]


Solo in seguito fu chiarito che Ivan Fëdoroviè era venuto in parte su richiesta, e negli interessi, di suo fratello maggiore, Dmitrij Fëdoroviè, che aveva visto e conosciuto per la prima volta quasi nello stesso periodo, in occasione di quello stesso viaggio, ma con il quale tuttavia, per via di una faccenda molto importante, che riguardava soprattutto Dmitrij Fëdoroviè, era entrato in corrispondenza prima del suo arrivo da Mosca. Di quale faccenda si trattasse, il lettore verrà a saperlo nei dettagli a tempo debito. 

 Nondimeno, persino quando questa particolare circostanza mi divenne nota, continuai a considerare Ivan Fëdoroviè una persona enigmatica e il suo arrivo fra di noi ancora inspiegabile. Aggiungerò che Ivan Fëdoroviè assunse allora le vesti di mediatore e paciere tra il padre e suo fratello maggiore, Dmitrij Fëdorovic, che progettava uno scontro ai ferri corti e persino un'azione legale contro il padre.

Il proprietario Maksimov

 



Ad un tratto si avvicinò loro 

un signore di mezz'età, leggermente calvo, 

con un largo soprabito estivo e gli occhietti dolci. 

Questi si levò il berretto e con un balbettio mielato si presentò a tutti come 

Maksimov, proprietario di Tula. 

Egli immediatamente si preoccupò di aiutare i nostri visitatori: 

 «Lo starec Zosima vive nell'eremo, nell'eremo isolato, a circa quattrocento passi dal monastero, oltre il boschetto, oltre il boschetto...»  


Il proprietario Maksimov, un uomo sulla sessantina, più che camminare correva, e si girava di sbieco per guardarli tutti con una curiosità convulsa, quasi inverosimile. 

Sembrava che gli occhi gli schizzassero fuori dalle orbite. 

 «Vedete, noi andiamo dallo starec per una faccenda nostra», osservò severamente Miusov. «Quella personalità ci ha concesso un'udienza, diciamo così, quindi, per quanto grati di averci indicato la strada, non possiamo invitarvi ad entrare insieme a noi». 

 «Io ci sono stato, ci sono stato, ci sono già stato... Un chevalier parfait!», e il proprietario schioccò le dita in aria. 

 «Chi sarebbe questo chevalier?», domandò Miusov. 

 «Lo starec, l'esimio starec, lo starec... L'onore e la gloria del monastero, Zosima. È uno starec così...» 

 Ma il suo discorso sconclusionato venne interrotto dal sopraggiungere di un monacello con il cappuccio sulla testa, di bassa statura, molto pallido ed emaciato. Fëdor Pavloviè e Miusov si fermarono. Il monaco, con un inchino estremamente cortese e profondo, annunciò: 

 «Dopo la visita all'eremo, il padre igumeno prega umilmente voi tutti di recarvi a pranzo da lui. All'una, non più tardi. Anche voi», disse rivolgendosi a Maksimov.


«Un vecchietto molto appiccicoso», notò Miusov a voce alta, mentre il proprietario Maksimov correva indietro alla volta del monastero. 

 «Somiglia a von Sohn», disse all'improvviso Fëdor Pavloviè. «Voi solo queste cose sapete... In che cosa somiglierebbe a von Sohn? L'avete forse visto con i vostri occhi, von Sohn?» 

 «Ho visto un suo ritratto. Anche se non per i lineamenti del viso, ma per qualcosa di indefinibile. È proprio la copia esatta di von Sohn. Sono sempre in grado di riconoscere le persone dalla sola fisionomia». 

 «Ah, certo, in questo siete un esperto. Soltanto che, Fëdor Pavloviè, voi stesso avete appena ricordato che abbiamo dato la nostra parola di comportarci come si deve, ricordate? Quindi vi consiglio di controllarvi. Se comincerete a fare il buffone, sappiate che non voglio assolutamente essere accomunato a voi in questa sede...Vedete che tipo è?», disse rivolgendosi al monaco. «Mi fa paura andare a far visita a gente per bene in sua compagnia».

QUANDO UNA BUONA IDEA è DETTA DA UN PERSONAGGIO ANTIPATICO

 RAKITIN




Ho sentito la sua stupida teoria poco fa: 

"Se non c'è immortalità dell'anima, non c'è nemmeno virtù, quindi tutto è permesso". 

(E tuo fratello Miten'ka, a proposito - ricordi? - ha gridato: "Lo terrò a mente!"). 

Una teoria seducente per i mascalzoni... Ma sto offendendo... è sciocco... non per i mascalzoni, ma per gli studenti spacconi dall'"irrisolta profondità di pensiero". 

Un vanitosello, il succo è tutto qui: 

"Da un canto, non si può non ammettere, dall'altro, non si può non riconoscere!" 

Tutta la sua teoria non è che una vigliaccata! 

L'umanità troverà in se stessa la forza di vivere per la virtù 

anche senza credere nell'immortalità dell'anima! 

La troverà nell'amore per la libertà, per l'uguaglianza, per la fratellanza...»

martedì 8 giugno 2021

SPAZIO

 











SPAZIO

L'azione è ambientata in una cittadina per il momento anonima.
Nel secondo libro abbiamo un'ampia descrizione del monastero.

i luoghi degli illustratori




i luoghi dello sceneggiato 2007
















NARRAZIONE E DURATA DEGLI EVENTI


 

TEMPO:
1° libro:
è tutto un flash-back sul passato della famiglia Karamazov.
Il narratore chiarisce subito che il delitto di Fedor è avvenuto 13 anni prima:

Aleksej Fëdoroviè Karamazov era il terzo figlio di un proprietario
terriero del nostro distretto, Fëdor Pavloviè Karamazov, assai noto ai suoi tempi (e del resto ancor oggi ricordato fra noi) per la sua tragica e oscura fine, avvenuta esattamente tredici anni fa e della quale parlerò a tempo debito."

Dunque forse sitratta del 1866 se il presente corrisponde al 1879, data di pubblicazione del libro.
L'arco di tempo considerato dal flash-back è il trentennio precedente: i due matrimoni di Fedor, la nascita e la crescita e l'educazione dei tre figli.

Età dei personaggi nel 1866:
Fedor 55 anni, Mitia 28, Ivan e Smerdiakov 24, Aleksei 20;
Miusov 50 e Zosima 65.
2° libro:
inizia con il racconto diretto della riunione della famiglia Karamazov nella cella dello starec (anticipata nelle ultime righe del libro primo)

...Era una magnifica, limpida, tiepida giornata di fine agosto".

D. indica gli orari con meticolosità.

L'incontro con lo starec era fissato per le undici e mezza circa, subito dopo l'ultima messa.
Dopo la visita all'eremo, il padre igumeno prega umilmente voi tutti
di recarvi a pranzo da lui. All'una, non più tardi.


E ancora:

I rintocchi dell'orologio aiutarono a cominciare la conversazione. Il
piccolo e modesto orologio a pendolo batté rapido le dodici


«È l'ora dell'appuntamento, esatta esatta», gridò Fëdor Pavloviè, «e mio figlio Dmitrij Fëdoroviè non si è ancora visto. Chiedo scusa per lui, santo starec!»

L'assenza dello starec dalla cella era durata venticinque minuti circa. 
 Erano già le dodici e mezza e Dmitrij Fëdoroviè, la persona per la quale erano tutti lì convenuti, non si era ancora presentato. 

  «Abbiate la generosità di perdonarmi per avervi fatto aspettare tanto a lungo. Ma Smerdjakov, il servitore mandato da mio padre, alle mie reiterate domande sull'ora dell'incontro mi ha risposto due volte, con aria molto sicura, che era fissato per l'una. Adesso vengo a sapere inaspettatamente...»

l monacello taceva e ascoltava. Durante il tragitto attraverso il boschetto si limitò a far notare che il padre igumeno li stava aspettando già da un pezzo, erano in ritardo di più di mezz'ora.


Per raccontare poco più di due ore (gli ospiti arrivano alle 11.30 circa e se ne vanno dopo l3.30) D. impiega tutti gli 8 capitoli del libro.

Ma per giungere alla notte di questa stessa giornata, l'autore impiegherà tutti gli 11 capitoli del 3° libro.
Dunque due libri per mezza giornata!
Il tempo della narrazione è enormemente dilatato rispetto alla durata reale degli eventi
e il lettore rischia di perderne la percezione.




domenica 6 giugno 2021

IL GIUDIZIO DI RAKITIN SU IVAN

 IL GIUDIZIO DI RAKITIN SU FEDOR MITJA IVAN GRUSHENKA




FEDOR E MITIA

Dimmi solo una cosa, Alëša: che significa quel sogno? Ecco che cosa volevo domandarti». 

 «Quale sogno?» 

 «Quell'inchino fino a terra che ha fatto a tuo fratello Dmitrij Fëdoroviè. Ci ha picchiato forte con la fronte!» 

 «Stai parlando dello starec Zosima?» 

 «Sì, di padre Zosima». 

 «Picchiato con la fronte?» 

 «Ah, non mi sono espresso con il dovuto rispetto! E che sia pure senza il dovuto rispetto. Allora che significa quel sogno?» 

 «Non lo so, Miša, che cosa significa». 

 «Lo sapevo che non te l'avrebbe spiegato. Di tanto complicato, poi, a ben vedere non c'è proprio nulla, sono le solite stupidaggini da bigotti. Ma il trucco è stato fatto con un fine. Ecco che tutti i baciapile della città cominceranno a ricamarci sopra e a domandarsi per tutto il governatorato: "Che cosa significherà mai quel sogno?" Secondo me il vecchio ha davvero il naso fino: ha sentito odore di delitto. Se ne sente il lezzo lì dalle vostre parti». 

 «Di quale delitto parli?» 

 Era evidente che Rakitin volesse dire ancora qualche cosa. 

PRESAGIO DEL DELITTO

 «Avverrà nella vostra famigliola, quel delitto. Accadrà tra i tuoi fratelli e il tuo ricco papà. Padre Zosima ha battuto la fronte per ogni evenienza futura. E dopo che sarà accaduto, diranno: "Ah, il santo starec questo lo aveva predetto, lo aveva profetizzato". Anche se che grande profezia vuoi che ci sia in un colpetto con la fronte? No, si dirà che era un gesto simbolico, un'allegoria e il diavolo sa cos'altro! Si strombazzerà ai quattro venti, si ricorderà in futuro: "Ha previsto un delitto, ha individuato il colpevole". I fanatici esaltati fanno spesso così: nelle bettole si fanno il segno della croce e poi gettano le pietre contro il tempio. Lo stesso il tuo starec: i giusti li caccia con il bastone e agli assassini si inchina fino ai piedi». 

 «Ma di quale delitto parli? Di quale assassino? Che cosa stai dicendo?» Alëša si fermò impietrito, anche Rakitin si fermò. 

 «Quale assassino? Come se tu non lo sapessi! Scommetto che anche tu ci hai già pensato. A proposito, è curioso: ascolta, Alëša, tu dici sempre la verità, anche se tieni sempre il piede in due staffe: ci hai pensato o no? Rispondi». 

 «Ci ho pensato», rispose Alëša sommessamente. Persino Rakitin rimase sconcertato. 

 «Che cosa? Ci hai pensato davvero anche tu?», gridò. 

 «Non che ci abbia proprio pensato», mormorò Alëša, «ma quando tu hai cominciato a dire quelle strane cose poc'anzi, mi è sembrato di averci già pensato io stesso».

MITIA E GRUSHENKA

 Che cosa mi ha indotto a vedere tutto questo? Non avrei visto nulla, se oggi, all'improvviso, non avessi capito Dmitrij Fëdoroviè, tuo fratello, com'è veramente, un volta per tutte, in tutto il suo essere. L'ho colto per intero da un solo tratto. Queste persone onestissime, ma passionali, hanno un limite che non va oltrepassato. Altrimenti, altrimenti è capace di saltare addosso al paparino con un coltello. Ma il paparino, ubriacone e libertino smodato, non ha mai conosciuto la misura, in nessun caso, quindi basta che si lascino andare entrambi e vanno a finire tutti e due dritti dritti in un fosso...» 

 «No, Miša, no, se è solo per questo, mi sento sollevato. Non si arriverà a tal punto». 

 «E allora perché tremi tutto? Lo sai tu come vanno queste cose? Ammettiamo pure che sia una persona onesta, quel Miten'ka (è stupido ma onesto), però è un sensuale. Ecco la sua vera definizione e la sua essenza interiore. È stato il padre a trasmettergli questa bassa sensualità. Sai, mi meraviglio semplicemente di te, Alëša: come hai fatto a conservare la tua castità? Eppure sei un Karamazov anche tu! Nella vostra famiglia la sensualità arriva al parossismo. Ecco, quei tre sensuali si spiano a vicenda... con i coltelli pronti. Hanno sbattuto la fronte in tre e tu, forse, sei il quarto». 

 «Ti sbagli sul conto di quella donna. Dmitrij la... disprezza», disse Alëša sussultando lievemente.

GRUSHENKA

«Grušen'ka? No, fratello, non la disprezza. Se ha preferito apertamente lei alla sua fidanzata, vuol dire che non la disprezza. In questo caso... in questo caso, fratello, si tratta di qualcosa che adesso tu non puoi capire. Quando un uomo si innamora di una certa bellezza, di un corpo femminile, oppure soltanto di una parte del corpo femminile (questo un sensuale può capirlo), per essa sarebbe capace di abbandonare i suoi figli, vendere il padre e la madre, la Russia e la patria; se è onesto, andrà a rubare; se è mite, ammazzerà, se è leale, tradirà. Un cantore dei piedini femminili, Puškin, ha decantato in versi quei piedini; altri non li decantano, ma non riescono a guardare quei piedini senza avere i brividi. E non solo per i piedini... In questo caso, fratello, il disprezzo non c'entra, anche se egli davvero disprezzasse Grušen'ka. La disprezza, ma non riesce a staccarsene». 

 «Lo capisco questo», si lasciò sfuggire Alëša d'un tratto.

ALEKSEI

«Davvero? E devi capirlo davvero se così di slancio ti lasci sfuggire che lo capisci», 

disse Rakitin con gioia maligna. 

Ti è sfuggito senza volerlo, ti è scappato. Per questo è un'ammissione tanto più preziosa: dunque l'argomento ti è già noto, alla sensualità ci hai già pensato. Hai capito il verginello! Tu, Alëška, sei un'acqua cheta, sei un santo, ne convengo, ma solo il diavolo sa i pensieri che ti sono già passati per la mente, solo il diavolo sa le cose di cui sei già venuto a conoscenza! Tu sei un puro, eppure sei già arrivato a una notevole profondità nelle tue riflessioni, è da un pezzo che ti tengo d'occhio. Anche tu sei un Karamazov, sei un Karamazov dalla testa ai piedi, la razza, la selezione dovranno pur significare qualcosa. Un sensuale da parte di padre, un puro folle da parte di madre. Perché tremi? Sto cogliendo nel segno? Sai una cosa? Grušen'ka mi ha detto: "Portamelo", stava parlando di te, "e io gli sfilerò la tonaca di dosso". E dovevi vedere come mi implorava: portamelo, portamelo! Mi è venuto solo da pensare: perché la incuriosisci tanto? Sai, anche lei è una donna fuori dal comune!» 

 «Salutala da parte mia e dille che non ci verrò», Alëša sorrise forzatamente.

 «Finisci quello che stavi dicendo, Michail, poi ti dirò il mio pensiero».

IVAN

«Non c'è niente da aggiungere, è tutto chiaro. Tutto questo, fratello, è storia vecchia. Se persino tu nascondi un uomo sensuale dentro di te, allora che dire di Ivan, il tuo fratello uterino? Infatti anche lui è un Karamazov. 

 Tutta l'essenza karamazoviana si riassume così: sensualità, cupidigia e follia

ARTICOLO

Adesso tuo fratello Ivan pubblica per burla, per qualche suo ignoto e stupidissimo motivo, articoli di teologia, pur essendo ateo; e confessa egli stesso questa sua bassezza - ecco che tipo è tuo fratello Ivan.

KATIA

 Inoltre, sta soffiando la fidanzata a suo fratello Mitja e forse riuscirà anche in questo intento. E c'è da vedere come: con il consenso di Miten'ka stesso, perché Miten'ka gli sta cedendo la fidanzata per sbarazzarsi di lei e fuggire al più presto da Grušen'ka. E tutto questo, nota bene, a dispetto della sua grande nobiltà d'animo e del completo disinteresse da parte sua. Questi sono i tipi più fatali che ci possano essere! Solo il diavolo vi capisce: ammette la propria bassezza e ci scivola dentro da solo! 

FEDOR

Sta a sentire ancora: adesso quel vecchiaccio di vostro padre sta tagliando la strada a Miten'ka. Infatti tutto d'un tratto ha perso la testa per Grušen'ka, gli viene la bava alla bocca solo a guardarla. È stato solo a causa di lei che ha sollevato quel po' po' di scandalo nella cella, solo per il fatto che Miusov ha osato chiamarla carogna dissoluta. 

È peggio di una gatta in amore. 

 Prima lei lavorava a pagamento solo in certi suoi loschi affarucci di bettole, 

mentre ora all'improvviso egli si è accorto di lei, l'ha guardata meglio e ha perso la testa, la insidia con le sue proposte, disoneste s'intende. 

E così padre e figlio finiranno con lo scontrarsi su quella stessa strada. 

GRUSHENKA

E Grušen'ka non si concede né all'uno né all'altro, per il momento tergiversa e li stuzzica entrambi, valuta chi le convenga di più: perché anche se il paparino ha moltissimi quattrini da sgraffignare, quello non è tipo che si sposa e alla fine è capace di fare l'ebreuccio e stringere i cordoni della borsa. Ed è qui che viene fuori il valore di Miten'ka: lui i soldi non ce li ha, ma è pronto a sposarla. Proprio così, è pronto a sposarla! Lasciare la fidanzata, una bellezza incomparabile come Katerina Ivanovna, ricca, nobile, figlia di un colonnello, per sposare Grušen'ka, l'ex mantenuta del vecchio mercantuccio Samsonov, volgare zoticone e capomastro. Da tutto questo può davvero derivare un delittuoso conflitto. 

IVAN KATIA MITIA

E tuo fratello Ivan non aspetta altro, sarebbe una vera pacchia per lui: 

conquisterebbe Katerina Ivanovna, per la quale si strugge, e intascherebbe pure i sessantamila rubli della sua dote. Per un uomo senza una posizione, per uno spiantato come lui, la cosa è estremamente allettante tanto per cominciare. 

E nota bene: non solo non offenderà Mitja, me se ne conquisterà la gratitudine sino alla tomba. 

Infatti so per certo che Miten'ka stesso, solo la settimana scorsa, mentre si trovava in una bettola con delle zigane, ubriaco, ha gridato a squarciagola di non essere degno della sua fidanzata Katen'ka, mentre il fratello Ivan, quello sì che ne è degno. 

E Katerina Ivanovna stessa ovviamente alla fine non respingerebbe un uomo affascinante come Ivan Fëdoroviè; già adesso tentenna fra i due. 

Ma come avrà fatto quell'Ivan a incantare tutti voi che lo venerate tanto? 

E invece lui ride di voi e dice: io me la spasso e mi ingozzo a vostre spese». 


IVAN

«Tu non ami Ivan. Ivan non si fa irretire dai soldi». 


 «Davvero? E la bellezza di Katerina Ivanovna dove la metti? Non contano solo i soldi in questo caso, sebbene sessantamila rubli facciano pur sempre gola». 

 «Ivan è superiore a queste cose. Ivan non si lascia irretire nemmeno da migliaia di rubli. Non è il denaro, non è il quieto vivere che Ivan cerca. Egli, forse, cerca il tormento». 

 «Che altro sogno è mai questo? Ah, voi... nobili!»

 «Eh, Miša, egli ha un'anima burrascosa. La sua mente è in catene. Dentro di lui c'è un grande pensiero irrisolto. È uno di quelli che non vuole denaro, ma solo dare una risposta al proprio pensiero». 

 «Plagio letterario, Alëška. Stai citando il tuo starec. 

Ma guarda un po', il vostro Ivan vi ha posto un bell'enigma!», 

gridò Rakitin con palese astio. Aveva persino cambiato faccia e le labbra gli si erano contratte. 

 «Eppure è un enigma stupido, questo, non c'è nulla da indovinare. Basta far funzionare il cervello e si capisce tutto. Il suo articolo è ridicolo e assurdo. 

Ho sentito la sua stupida teoria poco fa: 

"Se non c'è immortalità dell'anima, non c'è nemmeno virtù, quindi tutto è permesso"

(E tuo fratello Miten'ka, a proposito - ricordi? - ha gridato: "Lo terrò a mente!"). 

Una teoria seducente per i mascalzoni... Ma sto offendendo... è sciocco... 

 non per i mascalzoni, ma per gli studenti spacconi dall'"irrisolta profondità di pensiero". 

Un vanitosello, il succo è tutto qui: 

"Da un canto, non si può non ammettere, dall'altro, non si può non riconoscere!" Tutta la sua teoria non è che una vigliaccata! 

L'umanità troverà in se stessa la forza di vivere per la virtù 

anche senza credere nell'immortalità dell'anima! 

La troverà nell'amore per la libertà, per l'uguaglianza, per la fratellanza...»


Rakitin si era infervorato, non riusciva quasi a contenersi. Ma si bloccò all'improvviso come se si fosse ricordato di qualcosa. «Be', ora basta», disse con un sorriso ancora più forzato di prima. 


 «Perché ridi? Pensi che io sia un volgare?»

ALEKSEI 

 «No, non mi ha neanche sfiorato l'idea che tu possa essere una persona volgare. Tu sei intelligente, ma... lascia stare, è stato sciocco da parte mia sorridere. Capisco che tu possa infervorarti tanto, Miša. 

Dal tuo trasporto, ho intuito che tu stesso non sei insensibile al fascino di Katerina Ivanovna; io, fratello, lo sospettavo da tempo, ecco perché non hai simpatia per mio fratello Ivan. Sei geloso di lui?» 

GELOSIA DI RAKITIN

 «E sarei geloso anche dei soldini di lei? Non vuoi aggiungere pure questo?» 


 «No, non aggiungerò nulla in merito ai soldi, non ho nessuna intenzione di offenderti». 


 «Se lo hai detto, ci credo, ma che il diavolo vi pigli una volta per tutte, tu e tuo fratello Ivan! Nessuno di voi capisce che si può non avere affatto simpatia per lui anche a prescindere da Katerina Ivanovna. E per che diavolo dovrei volergli bene? Lui stesso si degna di ingiuriarmi. Perché mai non dovrei avere il diritto di ingiuriarlo io?» 

 «Non ho mai sentito che abbia detto qualcosa su di te, né in bene né in male; non parla mai di te»

IVAN SU RAKITIN

 «Invece io ho sentito che due giorni fa, a casa di Katerina Ivanovna, mi ha proprio conciato per le feste con i suoi improperi, ecco fino a che punto si è interessato del vostro umile servo. Dopo di che, fratello, chi è il geloso fra noi, questo non lo so proprio! 

Si è degnato di esprimere la sua idea secondo la quale se non mi dedicherò alla carriera di archimandrita in un futuro molto prossimo e non mi deciderò a prendere i voti, allora andrò di sicuro a Pietroburgo ed entrerò in qualche grossa rivista, sicuramente nel settore della critica, scriverò per una decina d'annetti, e alla fine diventerò proprietario della rivista stessa. Dopo di che, riprenderò la pubblicazione della rivista sotto rinnovata veste, imprimendole sicuramente un indirizzo liberale e ateo, persino con una sfumatura socialisteggiante, anzi, addirittura con una leggera vernice di socialismo, ma sempre con le orecchie all'erta, cioè, in sostanza, dando un colpo al cerchio e uno alla botte e gettando polvere negli occhi agli imbecilli. La fine della mia carriera, secondo l'interpretazione di tuo fratello, sarebbe la seguente: la sfumatura di socialismo non mi impedirà di depositare sul mio conto corrente i soldi degli abbonamenti e, all'occasione, di investirli sotto la guida di qualche ebreuccio, fino al giorno in cui costruirò un grosso stabile a Pietroburgo, vi trasferirò la redazione e darò in affitto i rimanenti piani. Ha persino scelto il luogo della costruzione: presso il ponte Novyj Kamennyj sulla Neva in progettazione a Pietroburgo, quello che unirà la Litejnaja alla Vyborskaja...» 


 «Eppure, Miša, vedrai che tutto questo si avvererà, dalla prima all'ultima parola!», esclamò ad un tratto Alëša senza riuscire a trattenersi dal ridere allegramente. 


 «Anche voi vi lasciate andare al sarcasmo, Aleksej Fëdoroviè»